L’AQUILA – “Il nostro problema è che abbiamo finito i soldi”.

Ha detto questo il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, giovedì scorso a poche ore dalla chiusura della Porta Santa, al capo di gabinetto del ministero per la Coesione territoriale Alfonso Celotto, presente in città in occasione della Perdonanza Celestiniana per partecipare al giubileo ma anche e soprattutto per portare avanti le trattative diplomatiche per il prosieguo della ricostruzione.

È la concretizzazione degli allarmi di Max che, una ventina di giorni fa, sotto Ferragosto, avvisava che a settembre il pallottoliere delle risorse disponibili sarebbe stato a zero. Profezia tristemente verificata.

“Più volte abbiamo perfino scherzato con il governo – ricorda Cialente ai microfoni di AbruzzoWeb – Pensavano di averci messo tranquilli con i 985 milioni della delibera Cipe, invece li abbiamo finiti e ora mancano i fondi per il cronoprogramma”.

“Adesso diventa importante trovare il modo di avere un’anticipazione di liquidità sul miliardo e 200 milioni”, prosegue il sindaco, facendo riferimento alla somma trovata dal governo Letta grazie all’aumento delle marche da bollo: è spalmata in 6 anni, ma ai ritmi attuali verrà consumata in uno soltanto.

Lontani i tempi della protesta furiosa, con riconsegna della fascia da sindaco, rispedita al Quirinale, e tricolore ammainato tra gli strali di questore e prefetto, Cialente parla pacato degli scenari futuri, convinto di avere qualche asso da giocarsi.

“A Celotto ho proposto una serie di possibilità – spiega – Sto trovando, anzi, mi si stanno offrendo, imprese disposte ad anticipare e partire con i lavori in proprio. In alternativa sto trattando con le banche, i grandi istituti di credito italiani”.

Quest’ultima è l’ormai nota proposta dell’economista Usa Warren Mosler che Cialente ha fatto sua, quella di un mutuo quarantennale che, però, non piace all’Europa, e conseguentemente neanche a certi zelanti vertici del governo in carica.

“Ci occorre solo un terzo della somma di 1,2 miliardi – continua il sindaco, spiegando il fabbisogno – L’Aquila è più avanti rispetto agli altri Comuni, su 600 milioni me ne servono subito 200. Tra l’altro sto spiegando che, se me li dessero subito, rientrerebbero solo di Iva, come già accaduto per il miliardo che abbiamo già speso”.

“E poi ho cominciato a ragionare sul nuovo stanziamento di 1,2 miliardi che servirà nel 2014 perché per noi il cronoprogramma è sacro. Se salta quello, salta la città”, minaccia poi.

Anche se la Ue ha nicchiato, “la ricostruzione è un problema vostro”, si è sentito dire Cialente nella missione a Bruxelles, nonostante tutto “andiamo avanti e ci lavoriamo perché la posta in gioco è la nostra sopravvivenza, il futuro di questa città che, a mio avviso, merita molto: sta mettendo in campo tante di quelle iniziative che potrebbe diventare un fiore all’occhiello del Paese”.

Il refrain è sempre quello, l’Europa. “La possibilità di trovare i fondi c’è, mi appresto a fare il giro di tutte le cancellerie e andrò a bussare a tutte le ambasciate e i governi – conclude Cialente – Credo che la proposta di tirare fuori le calamità naturali dai patti di stabilità sia eticamente giusta”, prospetta, sperando di poter sbloccare qualora miracolosamente passasse questo concetto, nuove e decisive possibilità di spesa.