SULMONA – Partorire come se si fosse a casa propria, in un ambiente intimo e accogliente, dormendo assieme al compagno, e tutta la famiglia, con tanto di cucina, fino al lieto evento.
Come a casa propria, ma dentro una struttura ospedaliera, pronta a intervenire solo in casi emergenza, e dunque in tutta sicurezza. Una struttura capace di attrarre partorienti da tutta Italia, con grande guadagno economico della Asl in termini di mobilità attiva.
È questa la risposta originale emersa a Sulmona (L’Aquila) alla paventata chiusura del punto nascita dell’Annunziata. Chiusura rimandata per ora di 6 mesi, dopo che analogo destino hanno subìto il punto nascita di Ortona (Chieti), e Atri (Teramo), in attesa del potenziamento dell’ospedale e della messa a punto della rete di trasporto di emergenza.
Chiusura più che altrove osteggiata, però, da un agguerrito fronte politico e cittadino, che ritiene che anche con una rete di trasporto in emergenza, le aree interne e montane che fanno riferimento a Sulmona sarebbero troppo distanti dagli altri punti nascita.
Nella battaglia contro la chiusura potrebbe avere, però, un ruolo determinate il neo assessore alle aree interne Andrea Gerosolimo, di Abruzzo civico, peligno anche lui, votato anche da chi il punto nascite è intenzionato a difenderlo con i denti.
In questo scenario di incertezza, fautori delle casa parto sono da una parte Berta Gambina, storica ostetrica del punto nascite, che ha predisposto un progetto già nel 2011, e Alessandro Lucci, consigliere comunale di Sulmona bene comune, che ha sposato la causa e ha proposto con successo in agosto una mozione, approvata dall’assise.
“Le case parto – spiega Lucci ad AbruzzoWeb – sono una bellissima realtà in altre città, in Italia sono una quindicina, a Sud di pubbliche non ce ne sono, e la più vicina è quella di Ostia, che ha mille richieste l’anno e non riesce a tenere dietro alla domanda altissima che arriva da tutta Italia. Ci sono case parto private nel Nord Italia, localizzate in piccoli centri che arrivano a 2 mila parti. Per Sulmona e l’Abruzzo sarebbe dunque una straordinaria innovazione, una scelta strategica, da fare al più presto”.
Nell’ospedale di Sulmona sono stati già individuati i locali con ingresso indipendente da poter adibire a casa parto con una spesa molto contenuta, poco più di 10 mila euro, per realizzare due camere da letto, un parco giochi esterno, una cucina, un percorso semplificato per raggiungere la vicina sala operatoria.
“È l’organizzazione mondiale della Sanità – sottolinea poi Lucci – a prescrivere che il parto debba essere quanto più possibile de-ospedalizzato, fatto diventare un evento intimo, naturale, familiare, da condividere con i propri cari, con il compagno, i figli, i parenti. Ed è per questo che le case parto hanno questo successo. Nei limiti del possibile, partorire non deve essere vissuto, mediate il ricovero come una sorta di malattia”.
Le donne che intendono avvalersene, spiega poi la Gambina “devono essere visitate, perché bisogna minimizzare i rischi di complicazioni, i parti devono essere fisiologici. L’accettazione avviene all’inizio del travaglio. La donna può decidere di rimanere anche i 2 giorni successivi al parto, oppure tornare casa, seguita comunque a domicilio da un’ostetrica”.
Potrà esistere una casa parto a Sulmona senza il punto nascite? A questa domanda le risposte non sono le stesse.
Per Lucci “con questa rivoluzionaria struttura si aumenteranno i parti a Sulmona di almeno 80-100 l’anno, e questa per me sarebbe una ragione in più per mantenere in vita il punto nascita, anche perché in questo modo si supereranno abbondantemente i 500 parti l’anno, soglia dalla Asl considerata di sicurezza”.
Per la Gambina, invece, la casa parto “può esistere anche senza un punto nascita nella stessa struttura. Come del resto avviene in altre città d’Italia”.
“Ci sarebbe sempre e comunque – spiega – la disponibilità h 24 di un medico ginecologo, l’assistenza continua delle ostetriche con almeno 5 anni di esperienza. In caso di complicazioni si può intervenire, vedi un cesareo, nella sala operatoria adiacente, altrimenti, in caso di emergenza grave si effettuerà il trasporto nella terapia intensiva degli altri ospedali dell’Aquila e Chieti in primis come del resto previsto dalla rete di emergenza predisposta proprio in vista della chiusura del punto nascita di Sulmona”.
Lucci sta anche lavorando, nell’ottica di fare di Sulmona “un bel posto dove mettere alla luce un figlio”, per organizzare un corso per assistenti domiciliari delle partorienti, per svolgere rutti quei lavori domestici e incombenze che una donna incinta è preferibile non faccia.
Spiega infine che intorno a una casa parto “si può creare una cultura della maternità costruendo ne tempo una rete di contatti e scambio di esperienza con tutte coloro che sono diventate mamme nella casa parto, organizzando momenti di auto formazione”.



