L’AQUILA – Era rimasto sospettosamente in silenzio, il presidente della Regione e commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi, dopo gli strali lanciati su AbruzzoWeb dal sindaco dimissionario dell’Aquila, Massimo Cialente, e rivolti anche a lui sui temi caldi della politica e della ricostruzione.

Oggi, però, a freddo, Chiodi ha lanciato una replica fiume a Cialente, rispondendo dal punto di vista tecnico su due grandi aspetti legati alla ricostruzione.

Il primo è quello del contributo e dell’indennizzo per ottenere i fondi, rassicurando il sindaco che “il principio dell’indennizzo per quanto mi riguarda non è in discussione” e che “abbiamo prodotto tutti gli atti necessari a garantire la piena correttezza nei processi amministrativi e in quelli di ricostruzione, nell’ambito di rapporti, che, con l’indennizzo, si sarebbero svolti tra privati”.

Il secondo aspetto su cui Chiodi bacchetta Cialente è quello dei piani di ricostruzione, che il sindaco ha adombrato possano servire a far arrivare grandi lobby a gestire la rinascita del capoluogo terremotato.

I piani, ricorda Chiodi, sono prima di tutto “un obbligo di legge non semplice facoltà” e poi “strumento nelle mani degli amministratori locali che sono i veri attori della ricostruzione”. Il commissario però fa notare che “tra i Comuni che si sono attivati non c’è quello dell’Aquila che pure avrebbe dovuto dimostrate maggiore solerzia e attivismo, facendo da pungolo alle municipalità minori”.

Chiodi non ha risposto su altri due punti su cui Cialente lo aveva contestato: i fondi per il sociale (“nel suo bando ci sono cose strane”, ha detto il sindaco del governatore) e il funzionamento della maggioranza (“la mia va meglio della sua”, ha insinuato Cialente).

Una scelta ben mirata, anche perché, secondo Chiodi, “per assicurare una ricostruzione il più possibile trasparente e rispettosa delle regole bisogna attivarsi tutti i giorni concretamente, magari rinunciando a inutili e dannose polemiche”. (alb.or.)

LA REPLICA DI CHIODI A CIALENTE

 

CONTRIBUTO E INDENNIZZO

Condivido quanto sostenuto in questi giorni dal sindaco dell’Aquila: evitare “le mani sulla città”. Questa è stata anche, e sempre, la nostra preoccupazione.

Ma le ‘mani sulla città’ possono esserci indipendentemente dal fatto che l’aiuto economico sia sottoforma di contributo o di indennizzo.

La richiesta di modifica da contributo a indennizzo è nata nella mia stanza, portata avanti con l’allora vice commissario, ed è stata approvata con intesa generale in sede parlamentare.

Per assicurare una ricostruzione il più possibile trasparente e rispettosa delle regole bisogna attivarsi tutti i giorni concretamente, magari rinunciando a inutili e dannose polemiche.

Da parte nostra abbiamo prodotto subito tutti gli atti necessari a garantire la piena correttezza nei processi amministrativi e in quelli di ricostruzione, nell’ambito di rapporti, che, con l’indennizzo, si sarebbero svolti tra privati (proprietari, progettisti, costruttori ).

1) Le “linee guida sulla tracciabilità finanziaria”, che estende ai privati gli obblighi di certificazione sull’uso dei finanziamenti concessi per la ricostruzione;

2) Il “contratto tipo” che regola i rapporti tra privato e impresa, con la validazione del progetto da parte dell’impresa stessa e il divieto di varianti in corso d’opera che prevedano aumenti di spesa, e l’obbligo della “tracciabilità dei fondi”.

Le linee guida sono state elaborate dal Comitato di coordinamento per l’Alta sorveglianza delle Grandi Opere, guidato dal prefetto Frattasi del Ministero dell’Interno.

Il contratto tipo è stato elaborato dalla Stm con la collaborazione dell’Autorità di Vigilanza sui contratti pubblici.

L’attività è stata coordinata del prefetto dell’Aquila, Giovanna Maria Iurato, nel corso di incontri che hanno visto anche la presenza del sindaco Massimo Cialente.

Il controllo della spesa è stato messo a punto attraverso specifici documenti elaborati dalla struttura commissariale con le parti economiche e degli Ordini professionali, anche se non sempre ne hanno condiviso gli esiti (Decreto 27 del 2 dicembre e successivi decreti sugli immobili di pregio e vincolati, sul miglioramento energetico, eccetera).

Sollecitato, attraverso una lettera aperta, la formulazione di osservazioni e richieste di eventuali modifiche delle norme esistenti, dopo dieci giorni non è giunto ancora alcunché.

Tutto il processo della ricostruzione stia andando avanti col massimo impegno e la massima attenzione.

Invito tutte le parti in campo a una collaborazione attiva e fattiva per la rinascita della città dell’Aquila.

Voglio tranquillizzare il sindaco Cialente. Il principio dell’indennizzo è stato condiviso e per quanto mi riguarda non è in discussione.

Qualora il Comune dell’Aquila volesse intraprendere la strada dei Piani di ricostruzione è superfluo ricordare che compito del commissario è l’intesa e che spetta al Comune l’elaborazione, l’approvazione e la gestione degli stessi

I PIANI DI RICOSTRUZIONE

Il sindaco dell’Aquila ha celebrato a modo suo il 150° dell’Unità d’Italia, barricandosi a palazzo Margherita, in segno di protesta per una ricostruzione della città ancora ferma.

Chissà se Cialente ha avuto modo di riflettere, nel silenzio delle stanze municipali, e fare un po’ di autocritica su chi è effettivamente responsabile della situazione.

I piani di ricostruzione, previsti dal decreto numero 3, sono un obbligo di legge non semplice facoltà, propedeutici all’avvio dei lavori nei centri storici colpiti dal terremoto di due anni fa.

Uno strumento nelle mani degli amministratori locali che sono i veri attori della ricostruzione, avendo la possibilità di decidere sul futuro architettonico, ma anche urbanistico, della parte storica del loro comune

Molti sindaci del “cratere”, utilizzando la corposa ed esaustiva normativa, hanno avviato con profitto la predisposizione dei piani, trovando nella struttura tecnica di missione un prezioso interlocutore, e sottoscrivendo convenzioni con diverse Università italiane per le proposte operative da presentare entro pochi mesi.

Tra i Comuni che si sono attivati non c’è quello dell’Aquila che pure avrebbe dovuto dimostrate maggiore solerzia e attivismo, facendo da pungolo alle municipalità minori.

E stiamo parlando del centro storico della città capoluogo alla quale la struttura commissariale ha destinato risorse e sostegni normativi più che sufficienti.

Palazzo Margherita è uno degli edifici pubblici della città dell’Aquila, sede del Comune, il cui recupero è già stato finanziato (6 milioni 700 mila euro a valere sul decreto commissariale numero 24 e 5 milioni di euro dal Credito cooperativo), oggetto di un’intesa siglata il 23 febbraio scorso tra Cialente, Donato Carlea del provveditorato alle Opere pubbliche interregionale, Fabrizio Mangani della Direzione Beni culturali e paesaggistici per l’Abruzzo, Luciano Marchetti, vicecommissario per la Tutela dei Beni culturali, ed il Commissario, appunto.

L’accordo prevede anche un cronoprogramma che, per la residenza municipale, contempla una tempistica di 44 mesi.

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