L’AQUILA – “Penso di avere chiarito tutto quello che c’era da chiarire. Per quanto mi riguarda questa questione è chiusa”.
È il commento del presidente della Giunta e commissario della ricostruzione, Gianni Chiodi (nella foto), il giorno dopo essere ascoltato dalla procura distrettuale antimafia dell’Aquila che indagano sugli appalti per il G8 dell’Aquila e sulla ricostruzione post-terremoto.
Chiodi è stato sentito per circa due ore dal procuratore antimafia, Alfredo Rossini, e dal sostituto Olga Capasso, distaccata all’Aquila dalla procura nazionale antimafia per rafforzare l’azione di contrasto alle infiltrazione mafiose.
”NESSUN SEGUITO A QUELLA TELEFONATA”
“Sono stato sentito sulle intercettazioni telefoniche relative alla vicenda che ha riguardato la Btp di Fusi – ha continuato Chiodi – È stato chiarito che non c’è stato nessun seguito a quel tipo di telefonata, non ho ricevuto una telefonata successiva di Fusi, né abbiamo preso un caffè, non l’ho mai conosciuto da nessuna parte, né ho ricevuto alcuna sollecitazione da Verdini né da Fusi per qualsivoglia motivo”.
”NE’ INTERROGATO, NE’ INDAGATO, NE’ IMPUTATO”
Chiodi ha anche aggiunto che “onestà, trasparenza, rigore e legalità sono da sempre le parole chiave del mio operato”, precisando che “non c’è motivo di sospettare un mio coinvolgimento nell’inchiesta giudiziaria, in questi giorni sono stato semplicemente ascoltato e non interrogato come è stato scritto come persona informata sui fatti, chiamato a dare il mio contributo alla fase di indagine, non sono, quindi, né indagato né imputato”.
“Ho fiducia nell’operato della magistratura – ha aggiunto Chiodi – che ritengo stia facendo un buon lavoro, portando avanti le indagini con professionalità ed equilibrio al fine di arrivare in tempi brevi all’accertamento della verità. Il vero problema resta un ‘tritacarne mediatico’ inaccettabile”.
“I giornalisti – ha ribadito – sono tenuti a una verifica attenta della notizia prima della sua diffusione, al rispetto della verità sostanziale dei fatti e, pertanto, la libertà di informazione e di critica non giustifica questo stillicidio che mina la dignità e l’immagine dell’uomo e del politico”.
QUEL CAFFE’ MAI PRESO
L’esigenza di ascoltare Chiodi è sorta in relazione alle intercettazioni telefoniche inviate all’Aquila dalla procura di Firenze relative all’inchiesta sui Grandi eventi e sul G8 della Maddalena, che ha portato tra gli altri all’arresto del presidente del Consiglio superiore dei Lavori Pubblici, Angelo Balducci, e dell’imprenditore Diego Anenome e al coinvolgimento del capo della Protezione civile, Guido Bertolaso.
In particolare, Chiodi è stato intercettato mentre parla con l’imprenditore Riccardo Fusi, presidente dimissionario della Btp, azienda di costruzioni di rilievo nazionale, dal telefono del coordinatore nazionale, Denis Verdini.
Il colloquio termina con una promessa di incontro che secondo Chiodi non è mai avvenuto. Fusi e Verdini sono indagati dalla procura distrettuale antimafia dell’Aquila insieme all’imprenditore aquilano Ettore Barattelli, presidente del consorzio Federico II, del quale fanno parte la stessa Btp e le altre due imprese aquilane Vittorini Emidio e Marinelli-Equizi.
Proprio intorno al Federico II, peraltro in corso di scioglimento, nato dopo il terremoto per aggiudicarsi appalti nella ricostruzione, ruota l’inchiesta: i magistrati sospettano che gli imprenditori abbiano preso o cercato di prendere appalti attraverso l’intercessione di amicizie politiche importanti.
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