L’AQUILA – “C’è un clima di caccia alle streghe, di inquisizione, che è assolutamente inadatto a facilitare i processi di governo. Non sono inquisito, nessuno me lo ha detto e comunque lo so da me perché quando una persona non ha fatto nulla di irregolare, non si aspetta di finire sotto inchiesta”.
Così il presidente della Giunta regionale e commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi (nella foto), che è anche commissario per la sanità, ha commentato la situazione che si è venuta a creare negli ultimi giorni per via della ridda di voci e di sospetti su nuove ondate giudiziarie ai danni dei vertici regionali.
Nei prossimi giorni, la data è ancora da concordare, sarà ascoltato dal sostituto procuratore antimafia dell’Aquila Olga Capasso.
LA METAFORA DEL CINGHIALE
“Mi sento alla stregua di un cinghiale – ha continuato Chiodi – faccio l’esempio del cinghiale e non del leone perché il leone fa lavorare le leonesse, mentre il cinghiale lavora lui e lo fa quasi con lo spirito di chi è condannato ai lavori forzati”.
“Nonostante faccia questo – ha aggiunto – mi sento accerchiato da una serie di fucili puntati che sono mediatici ed anche di altro genere, che fanno a gara a chi ti riesce a sparare prima. È una situazione inaccettabile”.
Ma Chiodi avverte: “Mi rendo conto che è una guerra, mediatica e di altro genere, ma il messaggio è che alla fine il cinghiale vincerà”.
VOGLIA DI NORMALITA’
Il presidente, coinvolto come testimone nell’inchiesta della procura distrettuale antimafia dell’Aquila sugli appalti per il G8 dell’Aquila e per la ricostruzione post-terremoto, è visibilmente amareggiato da quanto sta accadendo e parla quasi sfogandosi per allontanare la tensione accumulata nelle ultime ore.
“C’è indignazione, un po’ di amarezza, ci sarebbe bisogno di tornare subito alla normalità”. Il presidente non indica colpevoli, ma rivolge un appello alla classe dirigente che lui individua nei politici, nei magistrati e nei giornalisti.
“La classe dirigente non è solamente politica: dico sempre che i politici vanno dal delinquente allo statista, la magistratura va dai grandi magistrati a quelli che ricercano solo visibilità e che magari non tengono conto delle esigenze delle persone che vengono sbattute in prima pagina senza aver fatto niente o addirittura nella fase precedente solo per cercare le prove e anche i giornalisti”.
LA CITAZIONE DI WEIL
“C’è una frase di Simone Weil – ricorda Chiodi – che citai quando mi insediai e che dice ‘chiunque si trova ad avere il potere di vessare una persona e quindi vale per politici, magistrati e giornalisti, deve promettere di non farlo, mai'”.
Il presidente approfondisce ancor di più l’analisi sulle tre categorie: “Credo che si debba ricreare un clima di normalità in cui ciascuno faccia la propria parte: la classe dirigente politica ha il diritto-dovere di governare e farlo con una certa serenità, senza questa sensazione e questo clima che si sta determinando per effetto anche della visibilità che c’è all’Aquila”.
L’AQUILA COME UN PALCOSCENICO
“Le vicende aquilane – ha proseguito Chiodi – hanno fatto impazzire moltissimi, molte persone dall’anonimato più assoluto sono passate alla ribalta nazionale e internazionale, qualsiasi cosa fanno: è il caso per esempio del popolo delle carriole”.
Secondo Chiodi, “anche la magistratura deve fare il suo dovere, deve controllare, verificare, però i provvedimenti devono essere presi con estrema prudenza”.
“E lo stesso – conclude – dico ai media che in questa fase proprio per prendere un momento di serenità, di cui tutti abbiamo bisogno, devono affrontare e riferire i fatti, senza forzare in un senso o nell’altro, e avere un atteggiamento di grande professionalità e di grande qualità giornalistica”.
LA PRUDENZA NON E’ MAI TROPPA
“Il clima di caccia alle streghe non mi influenza sul piano delle azioni perché continuo a lavorare al meglio delle mie possibilità, mi influenza sul piano delle relazioni: faccio un esempio, un presidente di una regione dovrebbe incontrare gli imprenditori, ricercare gli investimenti, perché sono quelli che poi producono sviluppo, Pil ed anche posti di lavoro. Io non lo faccio”.
Lo ha detto il presidente della Regione e commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi, esaminando la ridda di voci e di sospetti su nuove ondate giudiziarie ai danni dei vertici regionali che si sono fatte largo in questi giorni.
“In queste condizioni – ha aggiunto – non ho l’occhio magico, quindi per non correre il rischio di incontrare imprenditori e poi a posteriori verificare che questi possono avere a che fare con situazioni legali, ho deciso di non incontrarli. Sto adottando un atteggiamento prudenziale dovuto a questo clima che limita la possibilità di tutti di esplicare al massimo quelle che sono le proprie potenzialità”.
”NON MI FERMERO”’
Il presidente comunque è deciso ad andare avanti e non mollare: “Ciascuno di noi – ha spiegato – deve fare la propria parte se vogliamo la normalità che consente di vincere la sfida della ricostruzione dell’Aquila e quella di far tornare l’Abruzzo a essere una regione forte. Io lavoro ogni giorno perché la situazione sia tranquilla, e non mi fermerò se il clima non dovesse cambiare, non mi fermerò”.
Secondo Chiodi, “l’alternativa potrebbe essere che la politica in futuro la faranno solamente gli avventurieri oppure le persone che preferiscono non fare nulla per evitare che accadano problemi”.
“Non fare niente – ha concluso – significa non prendere decisioni, non fare scelte, io invece continuo a fare scelte a prendere decisioni, continuo con fermezza in questo processo di riforma in campo sanitario, finanziario che si sta facendo in Abruzzo, ma intendo poterlo fare in un clima di normalità”.
”CIALENTE CRITICA? SGE LA GESTISCE LUI”
“Tutto può essere migliorato, ma il problema fondamentale non è la Sge in questo momento, ma i piani di ricostruzione”.
Così Chiodi risponde al vice commissario e sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che ha criticato l’efficacia dell’ultima ordinanza della presidenza del Consiglio dei ministri.
Cialente ha chiesto un intervento immediato per cambiare il volto della struttura tecnica di missione che, così come è gestita, a suo dire non dà garanzie.
“Gran parte della Sge, quella relativa all’assistenza della popolazione – ha ricordato – è gestita per delega specifica, proprio dal vice commissario”.
Da quanto si è appreso, Chiodi comunque incontrerà Cialente per chiarire la situazione.





