CHIETI – “Val Pescara e non valle dei rifiuti”. Con questo slogan il Wwf Chieti commenta la notizia per cui, con la chiusura della discarica di Colle Cese, dal primo marzo potrebbero arrivare nella discarica teatina di Casoni tutti i rifiuti di Pescara e provincia.

“Per l’ennesima volta – scrive il presidente, Nicoletta Di Francesco – un problema, noto e facilmente prevedibile nei suoi sviluppi, viene affrontato con una logica emergenziale senza far nulla per cambiare lo stato delle cose”.
 
Secondo il Wwf, sulle direttive europee che da anni predicano la cultura del riciclo, l’Abruzzo è in ritardo e ancora di più lo è la Provincia di Chieti che al momento non ha neppure approvato il suo piano provinciale dei rifiuti.
 
“Bisogna sostenere la progettazione e la produzione di prodotti totalmente riciclabili riutilizzabili e riparabili – continua il presidente Di Francesco – incentivare il riuso, la riparazione di oggetti e scelte di vita che diminuiscano la percentuale di scarti, strutturare un sistema di raccolta che aumenti la quantità di materiale differenziabile e ottimizzi la qualità del materiale da riciclare, diminuendo contestualmente la quantità di rifiuti prodotti”.

“Non è concepibile – dichiara Di Francesco – continuare ad accumulare grandi quantità di rifiuti nelle discariche né tantomeno bruciarli mettendo a rischio la salute dei cittadini. Bisogna invece a tutti i livelli dare concreta attuazione a quello che già è previsto nella normativa europea, italiana e abruzzese”. 

A Chieti, sebbene il passaggio al sistema di raccolta porta a porta abbia portato ottimi risultati,  raggiungendo quota 61,42 per cento, secondo il Wwf si può e si deve fare molto di più. “Non è intanto possibile – continua la Di Francesco – danneggiare ulteriormente i cittadini di Chieti e quelli di contrada Casoni in particolare, che da anni differenziano, penalizzando la loro zona per inadempienze altrui”.

“Bisogna infine evitare – conclude la presidentessa – che la val Pescara, con le sue numerose discariche, comprese quelle abusive interrate o a cielo aperto, con i suoi tanti impianti di trattamento cui se ne vorrebbero  aggiungere diversi altri al di là e al di qua del fiume, possa diventare la valle dei rifiuti con una perversa filiera  a tutto vantaggio di chi per la propria attività dipende dalla “materia prima” rifiuto e a totale svantaggio della stragrande maggioranza dei cittadini”.