CHIETI – Avviata la procedura di mobilità per 298 dipendenti dell’ex gruppo Villa Pini. Con un documento del 6 dicembre scorso, la curatrice fallimentare del gruppo che fu di Vincenzo Angelini, l’avvocato Giuseppina Ivone ha preso formalmente il provvedimento.

Si tratta di quei lavoratori che non sono rientrati nelle graduatorie del personale da riassumere dalla nuova proprietà, la casa di cura Santa Camilla (gruppo Pierangeli, Spatocco, Petruzzi e Di Lorenzo) e di quelli assunti dalla Santa Camilla solo a part time.

Per i primi, circa 170, si apre la strada del licenziamento. Per i secondi, circa 130, si apre quella della fine dell’integrazione salariale assicurata dalla curatela, per compensare il contratto part time.

L’atto dell’avvocato Ivone si spiega con la fine dell’esercizio provvisorio affidato alla curatela, avvenuto il 28 settembre scorso, giorno in cui è stata perfezionata la vendita di Villa Pini alla Santa Camilla.

La Ivone aveva cercato di allungare la cassa integrazione in deroga, ma il Cicas le aveva risposto che non aveva più soldi a disposizione. Arrivati a questo punto, l’apertura della procedura di mobilità è stato un atto dovuto.

Attualmente la Santa Camilla ha assunto circa 420 lavoratori. Secondo l’accordo sindacale deve riprenderne 466. Alcuni degli ex dipendenti a zero ore, dunque, potrebbero sperare in una futura riassunzione, anche se i posti a disposizione non sono moltissimi.

Per quanto riguarda i part time, invece, la battaglia sarà quella di trasformare il più possibile i contratti a full time. Secondo l’accordo sindacale, dei 466 riassunti, 299 dovrebbero essere i full time e 167 i part time.

Tanto più che trasformare un contratto in full time di un lavoratore in mobilità assicura alla proprietà sgravi fiscali e agevolazioni contributive.

“I nostri timori sul futuro occupazionale dei dipendenti del Gruppo Villa Pini d’Abruzzo, ampiamente diffusi anche a mezzo stampa, erano ben lungi dall’essere infondati e nelle ultime ore, purtroppo, hanno assunto il contorno del dramma sociale”, hanno commentato il segretario cittadino dell’Udc Andrea Buracchio e il capogruppo consiliare Mario De Lio.

L’Udc ha da tempo criticato anche l’applicazione dell’accordo sindacale per la riassunzione del personale del 7 settembre scorso. Sia dal punto di vista delle assunzioni, avendo riscontrato “che la sorte del proprio posto di lavoro risultante nel fallimento dell’azienda Villa Pini era messo in discussione con chi era stato assunto successivamente, quindi una penalizzazione inevitabile per i dipendenti “storici” con la possibile conseguenza della perdita dell’occupazione”.

Sia dal punto di vista dell’assegnazione dei part time e dei full time, denunciando “una differenziazione, persino economica (part-time) e di serenità (full-time), tra il personale della stessa categoria e delle varie aree, sfavorendone alcune in maniera selettiva (come la psico-riabilitazione), penalizzando il personale assegnato a quelle aree che per anni ha collaborato con abnegazione e  professionalità”.
 
Sia nell’attribuzione dei livelli, “con un danno economico immediato, visto che la variazione della posizione e qualifica ha comportato una diminuzione consistente dello stipendio con tutte le conseguenze, pur nel mantenimento delle mansioni già svolte”.

Sia, infine, nell’applicazione del contratto nazionale di lavoro “con l’effetto che articoli dello stesso non applicati hanno generato le diversità di trattamento con il risultato di una  inadempienza”.