CHIETI – “Con voi non parliamo. Alla stampa non rilasciamo dichiarazioni”. Questa la risposta dei ragazzi che hanno animato questa mattina, martedì 5 novembre, il corteo studentesco che ha sfilato in centro a Chieti.
E così, a prima vista, è sembrata una protesta senza un perché. I partecipanti, un centinaio molto scarso, hanno urlato i loro slogan e innalzato striscioni e cartelli, ma il messaggio comunicativo ha fallito il suo obiettivo se, allo sfilare del corteo, i passanti si chiedevano fra di loro quale fosse il motivo della protesta.
La domanda è stata fatta più volte a quelli che sembravano gli organizzatori, ma loro hanno risposto che non volevano rilasciare dichiarazioni per paura di strumentalizzazioni.
È stato detto che all’inizio della manifestazione c’è stato un volantinaggio, peccato che, però, dei volantini, già a metà corteo, non ce ne fosse più neanche l’ombra. Qualcuno ci ha tenuto anche a sottolineare che il corteo era “apartitico e aperto a tutti”. A tutti meno che ai giornalisti, evidentemente.
Parlando di straforo con i partecipanti, si è poi riuscito a capire, nonostante il diktat del silenzio, che la protesta era diretta alla disinformazione e alla censura mediatica. E questa è prima volta che si è assistito a una protesta contro la censura mediatica attraverso l’autocensura.
Da quanto si è riuscito inoltre a sapere, gli studenti erano quasi tutti delle scuole superiori teatine e il corteo pare fosse stato organizzato dagli studenti dell’istituto tecnico “Galiani”.
Qualcuno alla fine, pur non volendo rilasciare nome e cognome, si è fermato a parlare e ha spiegato che si protestava contro “la disinformazione e il fatto che ci tengono allo scuro delle scelte che ci riguardano. Soprattutto per quel che concerne la scuola e tutti i nuovi tagli”.
Qualcun altro ha detto che il corteo era “contro il governo e lo Stato” (indicativo a riguardo lo striscione principale dove era scritto “temete il vostro popolo!”) e anche “contro le lobby e le classi privilegiate”. Qualcun altro, infine, ha detto candidamente di non conoscere i motivi della protesta e di essere lì solo perché non aveva altro da fare.



