CHIETI – Sesso in cambio di una casa popolare. È questa la richiesta che l’assessore del Comune di Chieti Ivo D’Agostino (Unione di centro) avrebbe fatto ad almeno cinque donne nell’arco di 2 anni, ovvero da poco tempo dopo che è stato delegato dal sindaco Umberto Di Primio assessore alle Politiche della casa, delega che ovviamente gli è stata già ritirata dopo l’arresto di oggi.
Con l’accusa di concussione e violenza sessuale, tentata e consumata, D’Agostino è infatti da questa mattina alle 7 ai domiciliari, su disposizione del gip Paolo Di Geronimo su richiesta del pubblico ministero Lucia Campo.
“Si tratta di un provvedimento che incide in una sfera dove è difficile raccogliere prove – ha detto in conferenza stampa il questore Filippo Baroboso – ma noi ci siamo riusciti e riteniamo di avere inconfutabili fonti di prova”.
“Addirittura, in un caso – ha aggiunto il dirigente della squadra Mobile, Francesco Costantini – una delle donne che ha denunciato il fatto ha ricevuto mentre eravamo presenti anche noi una delle telefonate con cui l’assessore l’assillava, tanto è vero che all’inizio avevamo ipotizzato il reato di stalking, poi superato da ipotesi ben più gravi”.
L’assessore D’Agostino, che ha nominato come legale l’avvocato Andrea Buracchio, ex sindaco di Chieti e responsabile provinciale Udc, gestiva anche le deleghe della Sanità, della Protezione civile, del Traffico e viabilità.
Il fatto che si sarebbe approfittato dello stato di debolezza delle donne che incontrava come assessore alla Casa aggrava l’ipotesi di reato.
L’indagine è partita il 6 giugno 2013 con la denuncia di una donna di nazionalità cubana. Le indagini dell’operazione “Sex for house” in pochissimo tempo sono riuscite a risalire ad altre quattro donne, due italiane e due straniere (una romena e una polacca) che, pur non conoscendosi, hanno raccontato storie simili, a testimonianza di un modus operandi che si ripeteva di volta in volta.
Secondo le testimonianze, l’assessore in un primo tempo si dimostrava molto disponibile e riusciva a carpire la fiducia della malcapitata. Subito dopo partiva la richiesta di sesso, che diventava anche pressante con telefonate e sms, giocando anche sulla facoltà intimidatoria assicurata dalla carica ricoperta.
Secondo la polizia ci sarebbero stati almeno un paio di episodi definiti molto gravi e tanti altri di cui non si è riusciti ad avere contezza, vista la difficoltà di indagare in questo campo. I poliziotti hanno raccontato anche di una ragazza che sarebbe caduta in uno stato di grave depressione a causa delle violenze, anche solo psicologiche, subite.
Per l’accusa, l’assessore non avrebbe avuto remore, incontrando le donne anche negli uffici comunali, sia nella sede principale del Comune che in quella staccata di viale Amendola.
Addirittura fissava gli incontri in concomitanza con gli appuntamenti politico-amministrativi che aveva nell’arco della giornata, tanto è vero che alcuni incontri si sono consumati anche nella scuola Antonelli.
Le accuse sono ovviamente tutte da provare. Da quanto si è appreso, comunque, sul conto dell’assessore sembra girassero già voci in città e che fossero in tanti a sospettare e non dire.
D’Agostino è personaggio molto noto a Chieti, anche perché è il fratello di suor Vera D’Agostino, fondatrice delle Figlie dell’Amore di Gesù e Maria, donna molto attiva nel sociale e in ambito prettamente religioso.
Occorre, infine, ricordare che D’Agostino è sempre stato uno degli assessori più bersagliati dalla polemica politica. In tanti ne hanno chiesto le dimissioni. L’ultimo caso è avvenuto a causa della delega alla Protezione civile che, secondo i detrattori, avrebbe “gestito con incompetenza”, motivo per cui diversi commissari della commissione consiliare che se ne occupa hanno chiesto al sindaco di avocare a sé la delega. Cosa che ora Di Primio è stato costretto ora a fare, anche se per ben altri motivi.
Proprio il sindaco, intanto, ha emesso uno scarno comunicato in cui dice che “nella mattinata odierna, venuto a conoscenza del provvedimento cautelare notificato all’assessore Ivo D’Agostino, sentiti la Giunta e i capigruppo consiliari di maggioranza, ho firmato un decreto con il quale ho avocato a me tutte le deleghe dell’assessore D’Agostino, coinvolto nell’inchiesta di cui è titolare la Procura della Repubblica di Chieti”.
“In attesa di conoscere meglio i fatti – conclude Di Primio – ribadisco estrema fiducia nell’operato della Magistratura, auspico che possa essere fatta piena luce sulla vicenda e mi aspetto che l’assessore D’Agostino possa dimostrare la sua estraneità a quanto gli viene contestato”.
Anche la segreteria nazionale dell’Udc, infine, ha sospeso D’Agostino dal partito. “Il partito esprime massima fiducia nell’operato dei magistrati e delle Forze dell’Ordine – si legge in una nota – sperando si arrivi nel più breve tempo possibile a chiarire ogni responsabilità”.
IL SINDACO OFFESO SU FACEBOOK, VA IN PROCURA
Non bastavano le accuse di concussione e violenza sessuale nei confronti dell’assessore del Comune di Chieti Ivo D’Agostino e la decisione di avocare a sé tutte le deleghe di D’Agostino, per il sindaco di Chieti Umberto Di Primio la giornata porta nuove grane via web.
Il suo account sulla piazza virtuale di Facebook, infatti, è stato preso di mira da attacchi che ha il primo cittadino ha definito “ingiuriosi e minacciosi”.
Non è la prima volta che accade una cosa del genere, ma i fatti di questa mattina relativi all’arresto dell’assessore D’Agostino hanno ridato il la alle polemiche.
Polemiche, però, non più sopportabili per il sindaco Di Primio, che nel pomeriggio si è recato in procura per presentare un esposto, chiedendo di essere tutelato.






