CHIETI – L’ospedale militare di Chieti potrebbe chiudere nel corso del 2013, al più tardi a settembre prossimo. Mentre per tutte le altre strutture analoghe si è riusciti a trovare una soluzione, il Dipartimento militare di medicina legale teatino potrebbe essere l’unico in Italia a dover chiudere i battenti.

È quanto sostiene il segretario Fp Cgil Chieti Andrea Gagliardi che punta il dito contro istituzioni e politica, incapaci di andare oltre le dichiarazioni di intenti, per scongiurare una simile eventualità. 

Cgil, insieme agli altri sindacati, ha quindi chiesto al prefetto la riapertura del tavolo di conciliazione sospeso lo scorso 11 settembre e ha auspicato che i rappresentanti istituzionali e politici riescano ad attivare le necessarie relazioni istituzionali per evitare la chiusura dell’ospedale militare, dopo quella della caserma Berardi.

“L’odissea dell’ex ospedale militare sembra non avere mai fine – dice Gagliardi – Mentre sul tavolo di confronto nazionale sulla riorganizzazione della sanità militare, fino all’ultimo incontro del 20 dicembre scorso con il Governo ormai dimissionario, il sottosegretario alla Difesa Gianluigi Magri rassicurava il sindacato sulla condivisione delle modalità, dei tempi e dei percorsi per la salvaguardia di funzioni e livelli occupazionali, parallelamente si propongono soluzioni “last minute” che non salvaguardano ne le prime (funzioni di fatto cancellate) ne i secondi (trasferimento di tutto il personale a Roma, Sulmona e L’Aquila in sovrannumero)”.

“E così – continua il sindacalista – il Dipartimento di Chieti sembra essere l’unico nel Paese che probabilmente chiuderà i battenti al più tardi entro il mese di settembre 2013, diversamente da tutti gli altri per cui sono state individuate soluzioni più che dignitose nelle sedi originarie”.

“Più volte – ha concluso Gagliardi – abbiamo lanciato l’allarme su questa vicenda, sostenendo che occorreva costruire un fronte comune per evitare la chiusura del Dipartimento, per la qualità e quantità dei servizi sanitari resi e potenzialmente utili a tutti i cittadini, per la salvaguardia dei livelli occupazionali, per evitare il depauperamento totale dell’economia della città di Chieti e del suo comprensorio, ma le istituzioni e la politica locale evidentemente non hanno capito l’importanza della posta in gioco e, oltre alle dichiarazioni di rito nei vari Consigli, non hanno saputo mettere in campo le necessarie relazioni istituzionali che evidentemente hanno funzionato in tutti gli altri siti interessati”.