CHIETI – La proposta che Chieti presenterà in sede di Consiglio per le autonomie locali che prevede che la provincia teatina mantenga la sua autonomia è stata firmata questa mattina da tutti i presidenti delle associazioni di categoria e degli ordini professionali e dai segretari provinciali delle organizzazioni sindacali, al termine di un incontro convocato dal presidente della Provincia, Enrico Di Giuseppantonio.
Tutti d’accordo, dunque, nel chiedere che la provincia teatina rimanga così com’è, ipotizzando, di conseguenza, un Abruzzo diviso in tre: da una parte Chieti, dall’altra L’Aquila e, infine, una provincia Pescara-Teramo.
Peccato, però, che il fronte capeggiato dal sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, e dal presidente della Provincia non sia condiviso appieno dall’intera classe dirigente provinciale. Voci contrarie si levano non dal capoluogo (il cui Consiglio comunale, pur con una diversità di vedute, ha condiviso la linea di Di Primio) ma dagli altri centri della provincia.
Problemi arrivano soprattutto dall’area frentana. Durissimo è il vice sindaco di Lanciano (Chieti) Pino Valente, che qualche anno fa chiedeva con forza una provincia autonoma: “Chieti non dovrà essere il capoluogo di nessuna Provincia futura, non è ipotizzabile premiare ancora una parte del territorio abruzzese che negli anni, grazie a certi politici noti a tutti, ha pensato solo ed esclusivamente a soddisfare gli interessi di pochi a scapito della collettività, specie dell’Abruzzo meridionale, da Ortona in giù per capirci”.
Linea simile anche per il consigliere regionale di Castelfrentano (Chieti), Emilio Nasuti, circa il riequilibrio delle aree interne, a suo avviso molto svantaggiate rispetto alla fascia costiera. Nasuti propone non solo l’accorpamento delle due province di Chieti e Pescara, ma anche quello fra i due comuni capoluoghi, da sempre nemici per storie di campanile.
Secondo il consigliere, “non possiamo lasciare tutto così com’è solo per difendere uno status la cui origine risale a secoli fa, quando la società era ovviamente diversa, così come erano diversi i territori e le loro caratteristiche”.
A Nasuti risponde l’assessore regionale Mauro Febbo (uomo da sempre a lui vicino per la comune militanza politica da Alleanza nazionale in poi), secondo cui il consigliere regionale avrebbe “travisato l’indirizzo reale del documento che tende alla tutela dell’intero territorio provinciale. L’azione politico amministrativa deve essere volta alla difesa dei 104 comuni che da un’eventuale fusione vedrebbero, specialmente i centri urbani più grandi, un ridimensionamento degli uffici”.
Intanto il fronte scricchiola anche all’interno della classe dirigente teatina. Perché, se è vero che il Consiglio comunale ha licenziato l’ordine del giorno sull’autonomia di Chieti all’unanimità, è anche vero che il senatore del Partito democratico Giovanni Legnini ha insistito in Aula sulla necessità di aprire un dialogo con Pescara.
La paura è che sia Roma a imporlo, visto che in tema di revisione della spesa mal verrebbero tollerati due capoluoghi di provincia a 15 chilometri di distanza. (ar.ia.)




