CHIETI – Ultimo atto, con gli arresti di ieri e l’altro ieri, di una complessa indagine contro il traffico di droga avviata della procura di Pescara ma effettuata dalla polizia teatina. I dettagli sono stati forniti oggi nel corso di una conferenza stampa a Chieti dal dirigente della Squadra mobile, Francesco Costantini, e da quello della sezione antidroga, Licio D’Antuono.

Tra ieri e l’altro ieri sono stati emessi otto provvedimenti di custodia cautelare, sei in carcere e due obblighi di dimora. I sei arrestati sono: Giancarlo Lorenzini, quarantenne originario dell’Aquila ma residente a San Giovanni Teatino, l’albanese Ilir Purova, 28 anni domiciliato a Roma e il socio albanese Edison Kajtazi, 30 anni ufficialmente senza fissa dimora in Italia, i fratelli gemelli Pietro e Paolo Damiano, classe 1963 residenti il primo a Spoltore e il secondo a Montesilvano e Carlo Iafrate, 37 anni aquilano d’origine ma residente a Porto S. Giorgio nelle Marche.

Obbligo di dimora invece per Matteo D’Urbano, 28 anni di Guardiagrele ma residente a Chieti Scalo, e Enio Sincic, 55 anni residente a Spoltore. Risultano, inoltre, anche altri indagati sia aquilani che pescaresi.

I primi ad essere arrestati, l’altro ieri a Roma, sono stati i due albanesi. Si è deciso di procedere subito all’attuazione dell’ordinanza di custodia cautelare perché c’era il fondato sospetto che Kajtazi stesse per lasciare l’Italia.

L’albanese, definito da Costantini come un vero e proprio “corriere internazionale della droga” aveva fatto richiesta di una serie di documenti che facevano pensare che si sarebbe stabilito in Germania. Gli altri quattro italiani sono stati arrestati, invece, il giorno dopo. Si trovavano tutti nelle rispettive abitazioni quando sono arrivati gli agenti di polizia. 

Per tutti il reato contestato è quello di detenzione e spaccio di sostanza stupefacente in concorso tra loro. La testa dell’operazione era però il Lorenzini, che si definiva imprenditore e commerciante di auto ma che in realtà, secondo le indagini della polizia, si occupava di ben altro.

A lui, attraverso diversi canali (alcuni dei quali riconducibili alla Lombardia) arrivava la droga, prevalentemente cocaina ma anche hashish e marijuana. Lorenzini, se si eccettua il coinvolgimento in un caso di carte di credito clonate, non era stato mai beccato dalle forze dell’ordine.

Pare fosse personaggio molto scaltro e anche definito per certi versi  “presuntuoso” (pare si vantasse della qualità della droga che smerciava). “Non ha mai commesso alcun errore – ha detto il capo della Mobile – fosse stato per lui non l’avremmo preso, siamo riusciti a risalire alla sua persona grazie ai suoi complici”.

Lorenzini si era trasferito dall’Aquila a S. Giovanni Teatino dopo il terremoto del 6 aprile 2009 e aveva usufruito anche di alcuni benefici riservati alle vittime del terremoto. Risiedeva a Sambuceto, la popolosa frazione di S. Giovanni più vicina agli svincoli delle grandi infrastrutture della zona e di questa fortunata posizione avevano sicuramente beneficiato i suoi traffici.

L’operazione terminata con gli arresti di ieri e l’altro ieri è stata chiamata “Tempesta” sia perché collegata ad indagini espletate nell’aquilano in condizioni atmosferiche proibitive sia perché i due albanesi arrestati l’altro ieri a Roma sono stati beccati in via Tempesta.

L’operazione “Tempesta” va collegata a una precedente operazione chiamata  “Giano new”, conclusa l’anno scorso con l’arresto di diverse persone. Sebbene allora non si era riusciti ad arrivare a Lorenzini che muoveva le file dello spaccio di droga.

In particolare la polizia teatina ha riferito dell’arresto di due persone quasi esattamente un anno fa all’Aquila, quando in una giornata molto nevosa venivano arrestati due aquilani legati a Lorenzini, e veniva ritrovata un’autovettura con dentro una cassaforte che racchiudeva quasi 300 grammi di cocaina.

Allora in arresto finirono gli aquilani Roberto Strinella e Tiziano Chiarizia, entrambi colti in flagranza di reato.

E a Lorenzini è anche da collegare l’altra operazione di un anno e mezzo fa al centro commerciale Ipercoop di Sambuceto quando furono esplosi anche colpi di arma da fuoco. Il corriere in quella occasione avrebbe dovuto consegnare una partita di sostanza stupefacente destinata a Lorenzini, ma le forze dell’ordine avevano scoperto tutto.

Gli agenti di polizia erano dunque da tempo sulle tracce dell’aquilano. Avevano scoperto del legame con i due albanesi, quello con l’amico aquilano Iafrate e quello, infine, con i due gemelli. Di tutti si serviva come corrieri e spacciatori. Nel corso dell’operazione sono stati anche sequestrati quasi tre chili di hashish, 300 grammi di cocaina e 120 di marijuana. (ar. ia.)