CHIETI – L’onorevole contro il monsignore, puntata numero 2. Dopo giorni di silenzio, infatti, alla fine l’arcivescovo metropolita di Chieti-Vasto, monsignor Bruno Forte, risponde all’onorevole di Forza Italia, Fabrizio Di Stefano che lo aveva chiamato pubblicamente in causa, con un dura lettera in cui chiedeva le scuse dell’arcivescovo.
La richiesta di scuse arrivava a seguito di parole dure contro la politica invischiata in vicende giudiziarie che monsignor Forte pronunciò, pur senza fare nomi, oltre sei anni fa all’epoca della cosiddetta Riufopoli abruzzese, in cui Di Stefano era rimasto coinvolto, vicenda giudiziaria dalla quale è uscito pulito. Ad assoluzione avvenuta, Di Stefano è arrivato a chiedere il conto all’arcivescovo.
L’occasione è stata quella dell’invito arrivato da monsignore all’incontro con i politici sui temi di legalità e giustizia. Di Stefano non solo non si è presentato, ma ha spiegato anche in una durissima lettera contro monsignore i motivi del suo diniego, auspicando le scuse del presule.
E così il monsignore tirato per la tonaca, dopo i primi giorni di silenzio ha scritto all’onorevole. Queste le sue parole: “Egregio Onorevole. Ho ricevuto la Sua lettera che peraltro avevo letto su Il Centro. Mi dispiace che Lei abbia colto in me atteggiamenti discriminatori che Le assicuro non ho. Prego per Lei e i Suoi cari. Lo faccia anche Lei per me. La benedico con i Suoi familiari. Bruno Forte”.
Benedizione, preghiera e sentimento di dispiacere. Ma la parola scusa non c’è. Apriti cielo, per Di Stefano la risposta di monsignore, più che gettare acqua sul fuoco ha riacceso la polemica. Ed è partita così un’altra lettera pesantissima nei confronti di Forte.
La dichiarazione di guerra si apre con queste parole: “Eccellenza Reverendissima, La ringrazio per la Sua risposta, e per la volontà di accogliere nelle Sue preghiere me ed i miei cari. Mi meraviglia, tuttavia, che un uomo della Sua levatura culturale abbia potuto ridurre la mia lamentela ad una semplice doglianza, per un Suo eventuale ‘atteggiamento discriminatorio’ nei miei confronti e non per quella che realmente è stata: un’offesa”.
“Il fatto che voglia derubricare con quattro righe quelle sue affermazioni, pronunciate sull’altare della cattedrale di Vasto – continua l’esponente forzista – in un semplice ipotetico ‘atteggiamento discriminatorio’, mi creda, mi ferisce ancor di più. Da qui la mia convinzione di aver avuto ragione a non partecipare all’incontro ‘Legalità e Giustizia’ non ritenendola credibile, in virtù dei suoi precedenti giudizi nei miei confronti”.
La chiusura fa capire che ormai non c’è più possibilità di rimediare: “Lei sostiene che le sue quattro righe di risposta siano mosse dalla mia lettera che, come mi ha ricordato, ha letto ‘anche sul quotidiano Il Centro‘. A dir la verità, forse Le sarà sfuggito, ma questo mio pensiero lo avevo già esternato in precedenza su altri canali d’informazione. Mi attendevo dunque le sue scuse, quelle che evidentemente non ha reputato giusto farmi, né tali ritengo le Sue scarne righe. A questo punto ne prendo atto e non ha senso che le attenda per il futuro. Con profondo ossequio, Fabrizio Di Stefano”.




