CHIETI – Il giallo delle dimissioni del sindaco di Chieti Umberto Di Primio un primo effetto sembra averlo sicuramente avuto: la ritrovata compattezza della maggioranza comunale di centrodestra.
Tanto è vero che tutti i capigruppo delle forze di maggioranza (Vincenzo Ginefra per il Popolo della libertà, Alessandro Giardinelli per l’Unione di centro, Enrico Bucci per “Giustizia sociale”, Palmerino Di Renzo per “Alleanza per Di Primio”, Liberato Aceto per “Uniti per Chieti”, Gianni Di Labio per “Popolo di Chieti” e Marco Di Paolo per il gruppo misto) hanno scritto una lettera aperta al primo cittadino in cui ribadiscono la loro fedeltà a lui e al suo programma elettorale.
“Di fronte ai quotidiani attacchi che le opposizioni riversano su taluni organi di informazione – si legge – con il solo intento di delegittimare l’operato dell’amministrazione comunale” i capigruppo si impegnano a ritrovare “coesione” e “spirito di squadra” e rinnovano “la fiducia e il rapporto di leale sostegno alla persona del sindaco e al suo programma amministrativo, nel rispetto degli interessi superiori della città di Chieti e del mandato elettorale”.
Nella lettera c’è anche un attacco alla minoranza. I capigruppo, infatti, dicono di voler respingere “il malevolo tentativo delle forze di opposizione di abbattere il governo di centro destra sostituendo il voto liberamente espresso dal corpo elettorale con strumenti impropri e con campagne stampa, troppo spesso distanti dalla realtà delle cose”.
Basterà questo attestato di fedeltà a Di Primio perché ritiri le proprie dimissioni, sempre che le abbia presentate veramente?
Non è detto che basti, visto che, probabilmente, le motivazioni che avrebbero portato il sindaco a un simile gesto non sono solo di natura politica ma riguardano anche la sfera amministrativa, con il rischio che il Comune finisca in dissesto economico.
Comunque, la lettera della maggioranza è senza dubbio un punto a favore del primo cittadino e forse riuscirà a mettere fine al tran tran di consigli comunali sterili, litigiosi e caduti per mancanza del numero legale cui si è spessissimo assistito a Chieti. (ar.ia.)






