CHIETI – “Sul personale degli enti pubblici è necessario un confronto con il governo”. A sollecitarlo è il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, in qualità di responsabile del settore relativo al personale e alle relazioni sindacati per conto dell’associazione nazionale dei Comuni (Anci).
“I Comuni – spiega Di Primio – sono destinatari di interventi normativi, in materia di personale, sempre più puntuali che stanno mettendo a dura prova la capacità programmatoria delle amministrazioni locali e la concreta erogazione di servizi al cittadino”.
Non c’è solo il patto di stabilità da rispettare, ma anche una serie di vincoli che Di Primio definisce “stringenti e a volte contraddittori”.
In particolare, l’ulteriore obbligo di ridurre le spese per lavoro flessibile sembra stia creando grosse difficoltà, soprattutto nei Comuni i cui organici sono sottodimensionati e nei Comuni che gestiscono direttamente servizi scolastici ed educativi nonché negli enti a vocazione turistica, dove l’incidenza di tale tipologia di spesa è, per definizione, elevata, e può essere difficilmente compressa, se non determinando gravissimi pregiudizi ai cittadini.
Di Primio parla di una oggettiva difficoltà che si sta avendo in seno agli enti pubblici per quanto riguarda l’attuazione di vere politiche di gestione del personale e di un caos normativo aggravato, dice, “dagli orientamenti, spesso contraddittori, assunti dalle varie sezioni regionali della Corte dei conti, che ormai debordano dalle proprie funzioni”.
“Pur ossequiosi rispetto alla funzione che esercita la magistratura contabile – dice senza mezzi termini il sindaco – non è più tollerabile che la stessa, in modo così diversificato, interpretando la norma sugli enti locali, ne condizioni di fatto l’attività”.
“È per tale ragione – conclude Di Primio – che ribadiamo la necessità, più volte espressa dall’associazione, di una revisione complessiva del sistema di regole che governano il contenimento delle spese di personale nelle amministrazioni locali. Occorrono poche regole, rigorose ma chiare e coerenti, che restituiscano i giusti margini di autonomia ai Comuni”.






