CHIETI – Perché il progetto di recupero della ex Pierantoni, nel quartiere S. Maria a Chieti, non ha mai preso piede? Sulla questione intende fare piena luce l’architetto Alfonso Settimi che dietro tutta la vicenda ipotizza un reato specifico, quello di illecito arricchimento, e per questo motivo si è rivolto in tribunale.

Il progetto mancato di recupero dell’ex caserma Pierantoni da parte del Comune di Chieti e del Ciapi di Chieti Scalo, ente che fa capo alla Regione, potrebbe finire nelle aule giudiziarie per iniziativa dell’Esseco s.r.l., la società di Settimi, che lo aveva redatto, coinvolgendo il Comune e privati collaboratori.

“L’avvio del procedimento giudiziario, per illecito arricchimento, – dice Settimi – si profila ormai inevitabile dopoché lo scorso 22 maggio, a Roma, il mediatore avvocato Emanuela Piselli, della ADR Mediazione Network, vista l’impossibilità di comporre la lite, per assenza ingiustificata e inspiegabile del Ciapi, ha dichiarato l’esito negativo del procedimento nei confronti del Centro di formazione regionale e della stessa Regione Abruzzo”.

“L’incarico di promuovere il processo – fa sapere ancora l’architetto Settimi – è stato conferito al Centro Studi Piani di Marino (Roma) per competenza ed anche perché avulso dalla realtà locale teatina”.

Detratte le spese sostenute e quelle legali, gli eventuali introiti di risarcimento saranno devoluti direttamente al Comune di Chieti o ad un Consorzio di Partite Iva del capoluogo per l’attivazione di formazione di una governante pubblico – privata per il riequilibrio non solo economico ma anche sociale del centro storico.