CHIETI – A manifestare questa mattina davanti alla sede di Confindustria Chieti contro il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici sono stati circa un centinaio di operai della Fiom Cgil, in protesta per l’esclusione del sindacato più rappresentativo del settore (350 mila tessere) dalle trattative per i rinnovo del contratto.

Contemporaneamente nelle fabbriche si sono svolte otto ore di sciopero indette dalla Fiom. Il contratto nazionale è stato, invece, firmato da Fim, Uilm e Fismic.

Secondo i dirigenti sindacali Fiom, gli aumenti previsti, 130 euro lordi per il quinto livello (in tre rate, l’ultima nel 2015), non tutelano il potere d’acquisto dei salari, l’erogazione e le quantità dichiarate non sono garantite nel triennio di vigenza contrattuale. Ciò che invece sarebbe garantito è l’aumento secco dell’orario di lavoro, attraverso il raddoppio dello straordinario obbligatorio e l’aumento delle ore di flessibilità.

Sono, poi, molti altri i punti che al sindaco non stanno bene e che fa dire al sindacato che la lotta non finisce qui e che ci saranno altri momenti di protesta, compreso ricorsi in tribunale.

Per una provincia come quella teatina che conta circa 20 mila metalmeccanici e il cui pil, proprio grazie a questo apporto, rappresenta circa il 75 per cento di quello dell’intera regione Abruzzo, il problema del rinnovo del contratto è fortemente sentito, soprattutto in un momento come questo di generale difficoltà.

“La situazione in provincia di Chieti è sicuramente difficile – ha detto il segretario provinciale Cgil Germano Di Laudo – la crisi si sente anche per colossi come Honda e Sevel e tutto l’indotto. Ma a pesare non è solo la crisi, quanto la mancanza di innovazione di prodotto”.

Di Laudo ha spiegato il concetto prendendo ad esempio la situazione in Honda: “Nello stabilimento della val di Sangro non si fa più produzione, delocalizzata in estremo Oriente, ma solo assemblamento di ciò che si produce altrove. E poi anche per testare i propri prodotti bisogna ricorrere a Barcellona, con un notevole esborso economico, circa 5 milioni di euro all’anno”.

È per questo motivo che il segretario Cgil ha auspicato l’avvio concreto del campus dell’automotive, che possiede anche una pista dove fare i test, “cosa che sarebbe utile anche a Sevel, i cui furgoni in parte vengono collaudati in strada con notevole rischio per la sicurezza”.

Proprio nella giornata di ieri, mercoledì 5, Sevel ha illustrato ai sindacati il piano per il lungo ponte di Natale: “L’azienda – fa sapere Marco Di Rocco della segreteria provinciale Fiom – resterà chiusa dal 21 dicembre al 7 gennaio, utilizzando i permessi e le ferie dei lavoratori. L’azienda ha anche confermato che la produzione per il 2013 resterà la stessa del 2012, ovvero 206 mila furgoni, anche se per realizzarli verranno utilizzati circa 600 lavoratori in meno, aumentando i carichi di lavoro”.

In Honda, invece, sono un centinaio i lavoratori che hanno deciso di accettare a fine novembre gli incentivi alla mobilità volontaria, anche se in esubero restano ancora in 176.

Il sindacato, infine, si dice preoccupato per la scadenza a fine anno della cassa integrazione in deroga e dei contratti di solidarietà: “Se non vengono rifinanziate queste misure – avverte Di Rocco – salta tutto il settore produttivo della provincia, e non solo”.  (ar.ia.)