CHIETI – Si teme un rincaro dei prezzi fino a che, quella che doveva essere una casa dello studente, diventi quasi un normale albergo, non più appetibile per gli universitari beneficiari delle borse di studio messe a disposizione dalla Regione tramite l’Adsu, l’Azienda per il diritto agli studi per l’università di Chieti-Pescara.

Un’opera attesa da oltre un decennio, finalmente portata a compimento, rischia di venire snaturata nella sua funzione principale, che è quella di essere a servizio degli studenti universitari, con prezzi e servizi adatti alle loro esigenze.

A sollevare il problema sono gli studenti dell’ateneo “d’Annunzio” appartenenti all’associazione universitaria 360 gradi, che stamani hanno tenuto una conferenza stampa. La presidente Laura Contestabile e i due membri dell’associazione Emilio Longhi e Gianluca Malatesta hanno espresso la propria contrarietà alla delibera di giunta regionale del 20 settembre scorso con cui è stata affidata all’Ater la gestione della nuova casa dello studente teatina, che si trova in via Gran Sasso a Chieti, nei pressi del Terminal bus.

Parliamo di un immobile che ha una storia lunghissima che risale a circa 15 anni fa quando la Regione decise di fare una casa dello studente anche nel capoluogo teatino. Già la scelta del sito ai tempi aveva suscitato polemiche, visto che si trovava a Chieti alta, sebbene vicino al Terminal bus, mentre il campus universitario si era sviluppato nella parte bassa della città.

Ma anche volendo sorvolare su questo aspetto, non si può non tenere conto che per vedere realizzato lo stabile, che mette a disposizione degli universitari circa 100 posti letto (complessivamente sono 49 alloggi, di cui 44 stanze doppi e 5 singole), con un finanziamento di 5 miliardi e 446 milioni di vecchie lire, si è dovuto attendere sino al 2011.

A realizzare la struttura è stato prima lo Iacp, l’istituto che si occupava per conto della Regione delle case popolari, poi, a seguito della trasformazione degli Iacp in aziende per l’edilizia residenziale (Ater), se ne è occupata in prima persona l’Ater, che vi ha speso dei soldi propri per comprare gli arredi, sebbene la delibera regionale non lo prevedesse.

In ragione di questa spesa extra, l’Ater ne ha ora richiesto la gestione, cosa che è riuscita ad ottenere, nonostante il fatto che la prima delibera regionale a riguardo la assegnava all’Adsu.

A settembre scorso, infatti, la giunta regionale ha cambiato tutto e ha deciso (nonostante l’assenza dell’assessore regionale che si occupa del settore, Paolo Gatti) di affidare la gestione all’Ater, lasciando all’Adsu il compito di salvaguardare “la finalità pubblica dell’intervento”, concordando con l’Ater i requisiti per l’accesso a tale struttura e i canoni di locazione.

“Perché c’è bisogno di salvaguardare la finalità pubblica dell’opera?” si chiede con preoccupazione Emilio Longhi, che è anche membro del cda Adsu come rappresentante degli studenti. “È l’Adsu – continua Longhi – che, per competenze ed esperienza, l’ente che meglio può svolgere un simile compito e che meglio può fornire servizi agli studenti e salvaguardare i loro diritti”.

I ragazzi dell’associazione 360 gradi adesso chiamano in causa anche l’assessore Gatti per sapere sia se fosse a conoscenza di questa problematica, sia il suo pensiero a riguardo. (ar.ia.)