CHIETI – Una questura indegna di Chieti, senza accessi per anziani e disabili e addirittura senza camere di sicurezza.
Il problema è annoso ma lo denuncia lo stesso il questore Orazio D’Anna, arrivato il 1° luglio 2011 da uno scenario tutto diverso, la questura di Milano, e deciso a tentare di risolvere la situazione che pure si trascina da un trentennio con un trasferimento possibilmente in piazza Garibaldi.
Oltre a illustrare le sue ipotesi di trascloco degli uffici, nel fare il punto con AbruzzoWeb al suo primo anno di mandato, il dirigente sottolinea che a Chieti sono aumentati i furti, una criminalità che a suo dire è per lo più “importata” dalle regioni del Sud, mentre nel Vastese, quanti lo direbbero?, i reati sono scesi.
Nel colloquio il questore parla anche dell’innovazione che ha introdotto nella festa della Polizia, che ha voluto a Chieti Scalo, spostandola per la prima volta dal centro storico dove si è sempre tenuta in passato.
Questore, perché questa scelta?
A mio avviso ci sono due modi per organizzare una festa come questa: in chiave autoreferenziale, rivolta cioè soltanto all’interno, e, al contrario, offerta alla cittadinanza intera. Sono due modi entrambi validi, ma io ho scelto il secondo. Ho voluto aprire questa festa alla città e l’ho voluta spostare dal centro storico, dove tra l’altro ha sede la questura, per dare un segnale di ancora maggiore vicinanza a tutta la città teatina.
È per questo motivo che, oltre ai riconoscimenti assegnati agli agenti della polizia per meriti di servizio, nel corso della cerimonia avete dato grande spazio alle premiazioni degli studenti?
Certamente. Sul tema della legalità abbiamo svolto un grande lavoro nelle scuole della provincia teatina, ottenendo davvero ottimi risultati.
Qual è il maggiore problema che si è trovato ad affrontare da quando dalla questura di Milano è stato trasferito a Chieti?
Senza dubbio la situazione logistica in cui si trova la sede della questura. Gli uffici si trovano in una sede infelice e non funzionale. È una situazione addirittura anacronistica, nel senso che quando si entra nei nostri uffici sembra di fare un passo indietro nel tempo. Si pensi che non c’è neanche il pieno accesso ai disabili, che, per esempio, non possono raggiungere l’ufficio passaporti, difficilmente raggiungibile anche per le persone anziane, a causa dei numerosi gradini da affrontare.
Non c’è neanche una camera di sicurezza dove portare gli arrestati.
Già, per fortuna dallo scorso dicembre abbiamo la possibilità di appoggiarci al carcere di Madonna del Freddo, ma dal 2005 fino a qualche mese fa ogni volta che avevamo bisogno della camera di sicurezza dovevamo andare fino a Vasto.
Gli uffici sono divisi tra la sede storica di corso Marrucino e quella di piazza Garibaldi. Quale sarebbe la soluzione ideale?
Il problema della sede si trascina da una trentina d’anni e se non è stato risolto in passato trovo abbastanza difficile che venga risolto in un momento di generale difficoltà economica. Comunque non mi arrendo e sono pronto a collaborare a tutti i livelli per trovare una soluzione. Al momento sembrano essere due quelle praticabili. La prima riguarda lo spostamento di tutti gli uffici nella sede di piazza Garibaldi, la seconda il trasferimento nella sede dell’attuale comando regionale dei carabinieri, nel caso il comando regionale dell’Arma si spostasse alla caserma Berardi rimasta vuota dopo la chiusura del 123° Reggimento.
Lei quale preferirebbe?
Al momento credo che la soluzione più rapida sia quella di piazza Garibaldi, sede che ha locali vuoti sufficienti per ospitare tutti gli uffici. Penso che nel giro di tre o al massimo quattro anni il trasloco potrebbe essere completato. Nell’altro caso ci vorrebbe senza dubbio più tempo.
La festa della Polizia segna anche un bilancio dell’attività svolta nell’ultimo anno, qual è la fotografia del territorio dal punto di vista dei reati commessi?
Possiamo dire che la situazione è tutto sommato stazionaria. Dal primo maggio 2011 al 30 aprile scorso, il numero complessivo dei reati passa da 13.426 a 13.469, ed è, dunque, sostanzialmente invariato.
Per quanto riguarda i tre ambiti territoriali di Chieti, Lanciano e Vasto, ci sono differenze rispetto all’anno passato?
A Lanciano non si sono registrate differenze di rilievo. Nel Teatino c’è invece un marcato aumento dei furti. A Chieti città il numero dei furti è infatti passato da 2.400 a 2.548. A Vasto, invece, al contrario di quella che è la percezione della gente e anche il sentire comune, il numero dei reati è diminuito. In città si è infatti passati dai 1.921 reati dell’anno scorso ai 1.833.
Come spiegate l’aumento di furti a Chieti?
Innanzitutto bisogna sottolineare che si tratta di criminalità importata. Arriva dalle regioni del Sud, in particolare Puglia, Molise e Campania, oppure dall’estero. Ciò che spesso attira questo tipo di criminalità è la mancanza di protezione nelle abitazioni che in Abruzzo, al contrario di altre regioni italiane, scarseggiano.
Perché a Vasto c’è una sorta di squilibrio tra il livello reale della sicurezza e quello percepito dai cittadini?
Effettivamente a Vasto esiste questo problema e forse un po’ è dovuto anche alla comunicazione, perché, per il resto, i reati sono realmente in calo.



