CHIETI – La notizia circa una chiusura a fine anno del 123° Reggimento “Chieti” di stanza alla caserma Berardi non viene confermata dal comandante del Reggimento Claudo Brunetto.
“Non abbiamo alcuna notizia ufficiale in merito – ha detto il comandante ad AbruzzoWeb – non abbiamo ricevuto alcuni tipo di comunicazione dal Ministero della difesa”.
“Noi lavoriamo con serenità – ha aggiunto il militare – contando di poter mangiare il panettone a Natale e anche l’uomo della Pasqua successiva”.
Il comandante non nega, però, che da tempo si parla della possibilità di una chiusura della caserma Berardi che ospita il 123° Reggimento: “I si dice ci sono da diverso tempo ma, almeno per il momento – ribadisce – non c’è alcun atto ufficiale”.
La chiusura della caserma era stata già decisa con un decreto di circa un anno fa, decreto che pero è stato in seguito sospeso. Ora notizie non ufficiali parlano di un nuovo provvedimento di chiusura contenuto nel nuovo piano di riordino delle strutture militari voluto dal ministero della Difesa. (ar.ia.)
LA CASERMA E LE SUE FUNZIONI
La caserma Berardi in via Ferri, come solo altre quattro caserme in Italia, ha il compito di addestrare i volontari in ferma prefissata di un anno. Le reclute, al termine dell’addestramento, continuano in seguito la propria carriera nei vari dislocamenti dell’esercito.
Il Reggimento è l’erede del 123º Reggimento fanteria costituitosi dal deposito del 18º Reggimento fanteria, che era inquadrato insieme al 124º Reggimento fanteria nella Brigata “Chieti”, costituita il 1º marzo 1915 a Chieti.
Vi lavorano stabilmente 120 militari di carriera, tra ufficiali e sottufficiali, più dieci civili che si occupano prevalentemente di amministrazione.
Sono invece oltre 500 le reclute che, in diversi blocchi, si alternano ogni anno a Chieti per essere addestrate. All’arrivo le reclute prestano giuramento nel corso di una cerimonia solenne. La cerimonia si ripete quattro volte l’anno, ciò significa che, secondo stime della Berardi, per quattro volte la città di Chieti si riempie di circa 4.500 persone (parenti e amici), tolte le stesse reclute, che arrivano per assistere alla giuramento.
Quest’estate la Berardi è stata al centro della sottoscrizione del Patto d’amicizia tra la città di Chieti e quella di Trento, documento che è stato siglato dalle due amministrazioni comunali proprio a partire dal fatto che i fanti del 123° Reggimento “Chieti” furono i primi, nel 1918, ad entrare nella Trento liberata.
I militari del 123° Reggimento si sono invece distinti, recentemente, nel corso dell’emergenza neve per la loro opera prestata per liberare dalla neve Chieti e i comuni del circondario. Nel corso delle operazioni sono stati impiegati 50 militari della Berardi, tra ufficiali e sottufficiali.
DI PRIMIO AL LAVORO PER SCONGIURARE LA CHIUSURA
CHIETI – “È ormai da anni che porto avanti la battaglia contro la soppressione del 123° Reggimento Chieti di stanza presso la Caserma Berardi. Pur consapevoli dell’enorme sforzo che a tutti si richiede per il contenimento della spesa pubblica continueremo a lottare contro qualsiasi termine di chiusura del 123°”.
Così il sindaco di Chieti Umberto Di Primio commenta la notizia della possibile chiusura entro quest’anno del 123° Reggimento “Chieti”. Una chiusura già scongiurata in passato, come ricorda ancora lo stesso Di Primio, che si sta tentando di scongiurare anche questa volta.
“Già dal giugno del 2010, ovvero poco dopo il mio insediamento, – dice il sindaco – ho espresso al ministro della difesa Ignazio La Russa tutte le contrarietà circa la chiusura della caserma, luogo da sempre legato all’orgoglio e all’onore dei teatini”.
“È stato, quindi, grazie all’interessamento della mia amministrazione – rivendica il sindaco – che la stessa è riuscita a scongiurare la sua chiusura e ad ottenere un prolungamento di permanenza sul nostro territorio fino al dicembre 2012, termine “interlocutorio” sul quale il Comune di Chieti ha sempre ribadito la sua contrarietà”.
“Da alcuni giorni – fa sapere ancora Di Primio -, alla luce dell’ultima audizione in Senato dello stato di avanzamento dei provvedimenti di soppressione e riorganizzazione concernenti la riforma strutturale delle forze armate, ho chiesto un incontro urgente con il ministro della difesa, Giampaolo Di Paola, affinché il percorso intrapreso per la sopravvivenza del 123° possa continuare a maturare i suoi buoni frutti e la sua appartenenza alla nostra città”.
PER IDV LA DECISIONE SEMBRA IRREVOCABILE, SI VALUTINO LE ALTERNATIVE
CHIETI – “La decisione del Ministero della difesa di privare Chieti d’un altro pezzo di storia, qual è il 123° Reggimento Fanteria, sembra ormai irrevocabile. Si tratta dell’ennesimo colpo letale, inflitto alla città e soprattutto alla sua economia: dalla sede locale della Banca d’Italia, passando per il ridimensionamento del polo di cardiochirurgia, fino a quest’ultimo capitolo”.
A parlare è il coordinatore regionale dei giovani dell’Italia dei valori, Giampiero Riccardo, che chiede una valutazione, nella maniera più celere e concreta possibile, di tutte le possibili alternative.
“Sposo la linea tracciata dall’onorevole Augusto Di Stanislao (Idv) – dice Riccardo – che attraverso la risoluzione n. 7/00173 in commissione Difesa della Camera, chiede che la Caserma Berardi, l’ex ospedale militare e il distretto militare Spinelli siano destinate alle attività del tribunale e della questura di Chieti, oggi ospitate in locali non idonei e altresì di mettere a disposizione gli spazi rinvenienti per quanto ulteriormente venga richiesto dall’amministrazione comunale di Chieti”.
“La millenaria storia di Chieti e il suo patrimonio storico e architettonico – continua Riccardo – possono senz’altro rappresentare un elemento su cui puntare, per ovviare anche ai mancati introiti garantiti dai ragazzi del 123° Reggimento e le loro famiglie”.
“Occorre pianificare una volta per tutte – conclude il coordinatore regionale – una strategia seria per il turismo culturale, religioso e enogastronomico a Chieti e recuperare spazi come quello della Berardi per destinarli a quest’uso. A meno che non si voglia compiere ulteriori passi indietro, la naturale evoluzione di un pezzo di storia che svanisce, dev’essere la sua memoria, anche attraverso l’esaltazione della bellezza che esso è stato capace di produrre”.





