CHIETI – Alla fine nella campagna elettorale teatina sono arrivate anche le querele. E come c’era da aspettarsi i protagonisti della carta bollata non sono stati i due principali contendenti, vale a dire Umberto Di Primio per il centrodestra e Luigi Febo per il centrosinistra. Perché a querelare il sindaco uscente Di Primio è stato il suo ex vice sindaco Bruno Di Paolo, fresco di apparentamento con Febo.
Si sapeva che le vecchie personalissime ruggini tra i due avrebbe pesato e non poco. E così dai botta e risposta in cui se ne sono dette di tutto e di più, si è arrivati al ricorso alla magistratura.
“Mi ha accusato di aver nominato mia moglie al Consorzio Industriale. Bene, allora tiri fuori il documento di nomina con la mia firma in calce e lo mostri a tutti. E lo deve fare immediatamente – scrive in un comunicato Di Paolo riferendosi a Di Primio – altrimenti è solo buffoneria”.
“Mi ha accusato di aver fatto ricorso per ottenere il vitalizio. Bene – continua – allora tiri fuori la copia del ricorso o altro documento comprovante la tale richiesta e non qualche notizia di stampa erroneamente riportata e successivamente smentita e li mostri a tutti. E lo deve fare immediatamente altrimenti è solo diffamazione”.
“La realtà – torna a smentire Di Paolo – è che non prendo alcun vitalizio, non ho fatto alcun ricorso per usufruirne, ma ho addirittura fatto richiesta di riduzione dell’eventuale vitalizio (al compimento del 65/o anno di età) del 50%”.
“Mi ha accusato di non aver prodotto nulla come vicesindaco e che non si trova traccia dei miei provvedimenti in Giunta. Bene, allora tiri fuori l’elenco completo delle delibere portate in Giunta nel periodo in cui sono stato vicesindaco, così sarà smentito pubblicamente. E lo deve fare immediatamente, altrimenti è solo pagliacceria. Poiché sono sicuro che non potrà produrre un bel nulla – conclude Di Paolo – perché tutto quanto sputatomi addosso è falsità allo stato puro, ho provveduto a querelarlo così davanti al Giudice verranno a galla le bugie con le quali sta cercando, pateticamente, di acquisire consensi”.




