CHIETI – I carabinieri del Comando provinciale di Chieti hanno arrestato due persone collegate al commando di rapinatori che ha assaltato il furgone portavalori dell’Ivri che la mattina del 30 aprile scorso doveva prelevare l’incasso del centro commerciale Megalò, a Chieti Scalo.

Il furgone aveva appena ritirato i soldi quando in quattro scesero da un’Audi A6 armati di pistole e fucile a pompa e solo la prontezza di una guardia giurata riuscì a far sì che la rapina non andasse in porto. L’uomo, infatti, con un fulmineo balzo all’indietro riuscì a rientrare nel blindato chiudendo la porta e permettendo all’altra guardia giurata al volante di dare gas e mettersi in salvo con i soldi.

Nel frattempo, però, una guardia giurata era rimasta a terra, finendo malmenata dai rapinatori che gli hanno preso anche l’arma d’ordinanza, una pistola Beretta.

Da allora, però, sono scattate le indagini dei carabinieri che non hanno mai mollato il colpo fino ad arrivare agli arresti illustrati oggi in conferenza stampa dal tenente colonnello Giacomo Mastrapasqua, comandante del reparto operativo, e dal capitano Emanuele Mazzotta, comandante del nucleo investigativo.

La svolta nelle indagini si è avuta quando i carabinieri hanno individuato l’Audi acquattata nella vegetazione nei pressi del fiume Pescara. L’hanno controllata e vi hanno trovato dentro una busta con una parrucca bionda e due passamontagna utilizzate durante la rapina. Hanno poi sorvegliato la macchina per giorni, 24 ore su 24, sino a che, 20 giorni dopo la rapina, è arrivato un uomo e ha recuperato la busta e poi anche l’auto.

L’uomo è uno dei due arrestati, Gianni Chichi, classe 1968, di Alanno (Pescara), ma da poco trasferitosi a Cepagatti (Pescara).

Una volta individuato l’uomo, sono scattate le operazioni di pedinamento anche nei suoi confronti. Si è visto, così, che Chichi si spostava indisturbatamente grazie al furgone della ditta per cui lavorava, un mezzo on celle refrigeranti per il trasporto di alimenti.

Chichi usava questo mezzo anche quando la ditta pensava che il furgone fosse fermo chiuso in un garage. Lo stesso Chichi aveva poi recuperato l’Audi, l’aveva tinteggiata, e l’aveva spostata nella zona industriale di Cepagatti.

Chichi, nel frattempo, aveva frequenti rapporti con un ex compaesano, il secondo arrestato, Lucio Di Michele, classe 1963, di Alanno, proprietario dell’Audi, di cui aveva denunciato il furto, uomo conosciuto per un nomignolo particolare “Lucio la scimmia”, perché fisicamente grosso, che in passato aveva lavorato nel campo della sicurezza.

Secondo i carabinieri anche Di Michele aveva fornito supporto logistico al commando armato. La posizione di Chichi, però, rispetto a quella di Di Michele è maggiormente compromessa in quanto a casa sua sono stati ritrovati un passamontagna e un giubbino simile a quelli indossati dai rapinatori. Si pensa, dunque, che Chichi non si sia limitato a fornire soltanto un supporto logistico, ma abbia partecipato alla rapina. Circostanza, questa, ancora da provare.

I carabinieri avrebbero continuato ad attendere lo svolgimento delle indagini, sinché non si sono accorti che l’Audi era stata tinteggiata di grigio, cosa che faceva presupporre che il commando stesse per agire un’altra volta.