ROMA – Da una parte Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti che lanciano la campagna di febbraio sul governo, con richieste di cambio passo e possibili rimpasti, puntando ad archiviare la vicenda del Colle che non ha certo giovato alla leadership del Capitano.

Dall’altra il leader leghista fa sapere ai suoi che a giorni convocherà il consiglio federale, ufficialmente per “una profonda riflessione sul centrodestra” in vista “di costruire un progetto di medio-lungo termine”. Cioè strategia di governo (è il “medio termine”), prossime elezioni politiche (lungo).

Sul fronte governativo Salvini affila le armi: “già questa settimana, porteremo una serie di proposte per affrontare l’emergenza nazionale dell’aumento dei costi di luce e gas per imprese e famiglie”, afferma ad Affaritaliani.it, chiedendo a Mario Draghi di mettere in campo 30 miliardi. Salvini pensa a “nuovi accordi di fornitura di gas con Libia, Egitto e Algeria” e a “una missione del governo in Russia per aumentare le forniture di gas”.

In ballo c’è poi la leadership nel centrodestra, con Salvini che vuole ri-perimetrare la coalizione, puntando da un lato a riportare a casa chi tra Fi si è messo di traverso durante il voto per la Casellati (“ma sono beghe interne tra di loro”, assicura una fonte parlamentare), dall’altra chiarire i rapporti con Giorgia Meloni e con Fdi, che poi è il vero problema del centrodestra.

Sul futuro dell’alleanza si costruisce anche la linea del partito, in cui nessuno vuole (o può) contrastare Salvini, ma dove riprende forza il vento del nord, della Lega ancorata alle origini, che in Sergio Mattarella vede il capo dei centralisti, “quanto di più distante dai nostri valori, dall’indipendentismo e dal sovranismo”, per usare le parole di Roberto Castelli, vecchio dirigente del partito ed ex ministro della Giustizia.

Non crede in svolte Gianni Fava, che è stato l’ultimo leghista a sfidare in un congresso il segretario Salvini: “Non succederà nulla al consiglio federale”, dice, convinto che “Salvini continuerà a tirare a campare e finché gli resta qualche voto starà fermo lì dov’è”.

Fava chiede invece “un’assemblea degli iscritti della Lega nord e non della Lega per Salvini premier, si apra al confronto vero con la base”, non mancando di far sapere che “a quel punto Salvini sì che potrebbe avere qualche grattacapo”.

Intanto resta in stand-by la mossa di Giancarlo Giorgetti. Con l’ipotesi di dimissioni rientrate nelle scorse ore. “Quello del vicesegretario è un tentativo per smarcarsi, che vuole dimostrare una volta per tutte la sua distanza da Salvini”, assicura sempre Fava.