L’AQUILA – “È la burocrazia a impedire la riapertura del centro polivalente realizzato dal governo canadese a Lenze di Coppito e inaugurato lo scorso ottobre”.
L’accusa arriva dal commissario dell’Azienda per il diritto agli studi universitari, Francesco D’Ascanio, che chiama in causa il Comune, dove una delibera dell’assessore al Bilancio Silvana Giangiuliani è ferma al palo perché mancano i certificati di agibilità e i colluadi.
Una situazione incredibile per una struttura nuova di zecca, piena di sale computer e lettura e una splendida palestra che non aspettano altro che essere utilizzate.
Uno scandalo tale che alcuni studenti hanno scritto al governo canadese, spiegando che la struttura è stata inaugurata e subito chiusa e chiedendo aiuto.
D’Ascanio spiega che “secondo il protocollo d’intesa sottoscritto da governo canadese, Adsu, Protezione civile e Comune dell’Aquila, quest’ultimo si è impegnato ad acquisire l’immobile una volta consegnato e a darlo in gestione in comodato d’uso per gratuito per 90 anni all’Adsu”.
“A oggi – prosegue D’Ascanio – nonostante l’assessore Giangiuliani abbia predisposto l’acquisizione al patrimonio e il contestuale affidamento in comodato d’uso all’Adsu, la delibera è bloccata presso il Comune perché sprovvista dei prescritti requisiti di agibilità e collaudo tecnico-amministrativo”.
Mancano, insomma, i certificati che rendono la struttura agibile né è possibile forzare la mano, ovvero aprire la struttura e poi pensare a mettere a psoto le carte “perché in commissione Territorio hanno fatto notare che la fase emergenziale è superata”.
L’Adsu, ha spiegato D’Ascanio, “ha tutto l’interesse che il centro apra. Domani – annuncia – incontrerò sindacati e maestranze degli addetti ai bar, che aspettano questa struttura per riavviare bar e recuperare livelli occupazionali. Lì c’è bar, palestra e sale studio: si possono garantire entrate con cui l’Adsu potrebbe pagare le spese dell’utenza e gestire le sale studio”.
L’APPELLO DEGLI STUDENTI AL CANADA
L’AQUILA – È stato inaugurato lo scorso ottobre, alla presenza dell’allora capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, ma da allora non è mai stato aperto.
Il centro polifunzionale donato dal Canada all’Università aquilana, realizzato accanto alla facoltà di Medicina, con un finanziamento di 3 milioni di euro, è chiuso ormai da più di tre mesi.
“Una vergogna” secondo molti studenti, soprattutto delle facoltà del polo di Coppito, che speravano di poter usufruire della nuova struttura in termini di sale studio e spazi ricreativi e che hanno deciso di denunciare la situazione direttamente al primo ministro canadese, Stephen Harper, al ministro dell’economia, Denis Label e all’ ambasciatore canadese in Italia, James Fox.
La lettera aperta, dai toni accorati, è firmata da uno dei rappresentanti della facoltà di Ingegneria, Matteo Saraullo.
IL TESTO DELLA LETTERA
Scrivo a voi, non so se spinto da una sorta di senso del dovere, oppure perché ridotto alla stregua di un bimbo che dopo aver lottato, digrignato i denti, stretto i pugni si ritrova a correre in seno alla madre e a prendere atto che il mondo non è sempre come lo immagina.
Come ben sapete, il governo canadese, ha stanziato 3.5 milioni di euro per la realizzazione di una struttura polifunzionale con sala conferenze, sale studio, palestra e luoghi ricreativi a L’Aquila.
La struttura è stata interamente pagata da voi e sarebbe dovuta servire come tentativo di ripristino, o meglio, come augurio per una vita normale per noi universitari colpiti dal sisma del 6 Aprile scorso. Dico tentativo non per sminuire ciò che è stato fatto, ma semplicemente per evidenziare il fatto che, attualmente, la vita universitaria a L’Aquila è ben lontana dalla routine dei nostri colleghi nelle altre città italiane.
Routine fatta non solo di lezioni ma anche di una quotidianità che richiede luoghi di ritrovo e un contorno di servizi che al momento mancano. In quest’ottica il vostro dono ci appare quasi come manna dal cielo.
La struttura è stata inaugurata, di conseguenza è ultimata, alla presenza di rappresentanti del vostro governo, dei nostri amministratori locali e di rappresentanti dei vertici dell’università.
Il giorno dopo l’inaugurazione è stata chiusa e attualmente è lì a giacere senza nessuna utilità.
Vi scrivo semplicemente per informarvi di questo, ovvero del fatto che un regalo partito dal Canada e destinato non al Comune di L’Aquila, alla Regione Abruzzo o all’istituzione universitaria ma proprio agli studenti, è stato intercettato da non si sa bene chi e noi non ne stiamo usufruendo.
Mi sembrava doveroso informare tutti coloro che nel progetto hanno creduto, lo hanno finanziato e ne hanno seguito l’iter realizzativo.
Pertanto ho scritto a lei Onorevole Stephen Harper che in qualità di primo ministro assicurò il sostegno alla ricostruzione mantenendo le promesse fatte durante la sua visita alla città, al ministro dell’economia l’Onorevole Denis Label e all’ambasciatore James Fox, presenti all’inaugurazione.
Non entro in merito alle diatribe aperte, ma mi rendo semplicemente conto del fatto che nel giardino della struttura sono stati piantati 55 aceri, uno per ogni studente deceduto nel sisma. Come a volerne imprigionare l’anima, o a volerne concretizzare il ricordo.
Si può credere o meno alla loro presenza in quel luogo, così da conferirgli quasi un’aura misticheggiante, ma ciò che non si può permettere è la loro strumentalizzazione.
Mi permetto di “mettere le mani avanti” dato che, dopo che ci si vive, il proprio paese lo si conosce.
Una struttura nata come centro polifunzionale, deve rimanere centro polifunzionale. Non dovrà mai ospitare neanche un ufficio di una qualsivoglia istituzione che non sia gestita in modo diretto dagli studenti stessi. E questo lo dico perché, a mio avviso, c’è un giro d’interessi non indifferente che ha impedito la fruizione dei servizi fino ad ora.
Mi affido a voi per ottenere una mediazione con chi di dovere e per far si che i vostri buoni propositi non siano vanificati dalla burocrazia italiana e vi chiedo di farvi garanti dell’apertura di quella che, attualmente, è ancora una scatola chiusa.
Vi ringrazio per l’attenzione che vorrete concedermi e per tutto ciò che a questa seguirà.





