L’AQUILA – La Cassazione, accogliendo un ricorso del ministero della Giustizia, ha annullato l’ordinanza che concedeva a Nadia Desdemona Lioce, (irriducibile militante della Nuove Brigate Rosse, detenuta nel carcere aquilano per gli omicidi dei giuslavoristi Massimo D’Antona e Marco Biagi e di un agente della Polfer), di cuocere i pasti in cella in orari diversi da quelli indicati dalla direzione carceraria: dalle 11 alle 13 e dalle 16,30 alle 18,3o.
Lioce, 65 anni, foggiana, arrestata nel marzo 2003, è assoggettata al carcere duro del 41 bis.
“L’individuazione di fasce orarie per la cottura dei cibi dei detenuti sottoposti al regime speciale”, si legge nella motivazione della Corte di Cassazione, “non risulta in alcun modo irragionevole, rientrando nell’ambito della potestà di razionale organizzazione riservata all’Amministrazione penitenziaria, né presenta alcun tratto discriminatorio, giustificandosi la diversa previsione relativa ai detenuti comuni con le caratteristiche proprie delle strutture in cui gli stessi sono reclusi, nonché con le modalità di articolazione del relativo trattamento penitenziario”.
“Pertanto, relativamente a tale punto, l’ordinanza impugnata deve essere annullata, e con essa, anche il provvedimento del magistrato di sorveglianza, con conseguente definitivo rigetto del reclamo giurisdizionale proposto da Lioce. L’annullamento deve essere disposto senza rinvio, non essendo necessario un nuovo giudizio sul punto”. La Corte, dunque, non ha ritenuto discriminatoria la condotta dell’amministrazione penitenziaria.
“Il Tribunale,”si legge ancora nella motivazione, “non ha fornito ragioni idonee a spiegare perché la definizione delle fasce orarie per i detenuti assoggettati al regime differenziato costituisca una scelta esorbitante… nonché come questo abbia comportato, nonostante le diverse caratteristiche del regime trattamentale, una irragionevole discriminazione dei detenuti sottoposti al regime di cui all’art. 41-bis ord. pen. rispetto ai detenuti comuni”.





