PESCARA – L’autopsia, fissata per domani, mercoledì 11 gennaio, sui poveri resti che è quasi certo siano del giovane universitario di Moresco (Fermo) Roberto Straccia potrà fornire un contributo forse decisivo per capire quali siano state le cause della morte.

All’esame autoptico e a quello del Dna parteciperà anche un pool di super esperti, tra i quali l’ex comandante del Ris dei Carabinieri, Luciano Garofalo. I consulenti sono stati incaricati dalla famiglia di seguire gli esami.

Sono quattro, al momento, le ipotesi su cui magistratura e forze dell’ordine stanno indagando per capire come il corpo del giovane sia potuto cadere in mare a Pescara, dove è scomparso il 14 dicembre scorso, per essere poi trascinato dalle correnti sino al ritrovamento sugli scogli di Bari avvenuto ieri l’altro.

La procura del capoluogo pugliese ha aperto un’inchiesta con l’ipotesi di reato di istigazione al suicidio, mentre quella di Pescara ha aperto un fascicolo per sequestro di persona.

Intanto la famiglia respinge fermamente la possibilità di un suicidio: “Abbiamo dubbi”, hanno affermato il padre Mario e la sorella Lorena.

FISSATI ESAME DNA E AUTOPSIA

È stato assegnato dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Bari l’incarico di svolgere l’esame del Dna e l’autopsia per accertare se il corpo trovato sul litorale barese il 7 gennaio scorso appartenga a Roberto Straccia, lo studente marchigiano scomparso il 14 dicembre scorso mentre faceva jogging a Pescara.

L’incarico è stato affidato al medico legale Gianfranco Divella, dell’Istituto di medicina legale del Policlinico, che è stato il primo a compiere i rilievi preliminari sul corpo e che compirà l’esame domani, mercoledì 11.

Per l’autopsia torneranno a Bari, presumibilmente, i genitori e la sorella del giovane, che hanno riconosciuto con certezza, come appartenenti al loro congiunto, gli indumenti che erano indosso al corpo trovato sul litorale barese, e le chiavi e l’iPod che erano nelle tasche dei pantaloncini.

I genitori, per gli esami autoptici, potrebbero voler nominare un consulente di parte che assista alle indagini necroscopiche e alla rilevazione del Dna, l’unico esame che potrà dare la certezza che il corpo trovato appartiene a Straccia.

Il giovane marchigiano era scomparso dal 14 dicembre scorso: le condizioni in cui è il corpo trovato sul litorale barese sarebbero compatibili con quelle di un cadavere rimasto in acqua per circa un mese.

POOL DI SUPER CONSULENTI PER LA FAMIGLIA

Con un pool di super esperti al seguito, i familiari di Roberto Straccia andranno domani a Bari in vista dell’autopsia che mercoledì sarà effettuata sul corpo (non ancora identificato ufficialmente) ripescato sabato mattina a Bari Palese, con indosso i vestiti, l’iPod e un mazzo di chiavi del ventiquattrenne scomparso il 14 dicembre mentre faceva jogging a Pescara.

A Bari dovrebbero arrivare l’ex comandante del Ris Luciano Garofano, biologo, il dottor Enrico Rizzo, medico legale di Sabrina Misseri, l’avvocato Emilia Velletri, che pure ha assistito la Misseri, lo psichiatra Alessandro Meluzzi e il consulente informatico Giovanni Bassetti, che si è occupato dell’inchiesta sull’omicidio del trans Brenda.

I professionisti sono stati contattati dalla famiglia Straccia tramite un’associazione.

“A fianco di Mario, Rita e Lorena Straccia si schierano, come sempre, tutti gli amici di Roberto – dice Secondo Vitali, amico d’infanzia di Roberto e vice sindaco di Petritoli (Fermo), paese vicino a Moresco – sottoscrivendo in pieno gli appelli televisivi lanciati oggi dal padre e dalla sorella del ventiquattrenne”.

LE QUATTRO IPOTESI


SUICIDIO

Amici e familiari di Straccia non prendono minimamente in considerazione l’ipotesi del suicidio ma per gli inquirenti le due scatole di antidolorifico trovate vuote nella stanza del giovane nell’appartamento di Pescara e un episodio risalente al 2004 potrebbero aprire scenari impensabili.

 Sette anni fa, infatti, Roberto, che aveva 17 anni, fu ricoverato in ospedale dopo aver ingerito una sostanza velenosa contenuta in una bibita acquistata al supermercato. Inizialmente si sospettò del tentativo di suicidio, ma poi le indagini dei carabinieri chiarirono che si trattò di un incidente.

Il padre del ragazzo, però, ritirò la denuncia nei confronti della multinazionale produttrice della bibita: un atto sospetto agli occhi degli inquirenti, sufficiente per alimentare dei sospetti.

Anche secondo lo psichiatra   Alessandro Meluzzi, assunto come consulente, l’ipotesi suicidio è da scartare

“Ci troviamo di fronte  – spiega al quotidiano Il Resto del Carlino – ad un ragazzo modello e di buona famiglia che non aveva alcun motivo per un gesto estremo. Mi risulta che stesse attraversando un bel momento della sua vita, era sereno e tutto apparentemente filava liscio. Solo un evento esterno, improvviso e imprevedibile avrebbe potuto far scattare la molla. Qualcosa però che dovrebbe essere accaduto nelle sue ultime ore di vita. Ma questo, al momento, dalle indagini non è ancora emerso”.

OMICIDIO

“Quella di Roberto è una famiglia semplice, chi può pensare di pretendere un riscatto? E perché suicidarsi? Roberto non si drogava, era un ragazzo pulito. Noi crediamo piuttosto che invece possa essere stato ucciso, anche se all’ apparenza non ci risulta avesse nemici o che avesse avuto da ridire con qualcuno o dei conti in sospeso”.

A dichiararlo è un’amica di Roberto Straccia, che preferisce mantenere l’anonimato, al Corriere della Sera.

Il ritrovamento del cadavere del ragazzo nel capoluogo pugliese  continua a destare meraviglia. Se in linea teorica è possibile che il corpo sia stato trasportato dalle correnti, secondo molti è improbabile che questo abbia superato ostacoli per oltre 300 chilometri,  non si sia incagliato lungo il promontorio del Gargano, a detta degli  esperti rappresenta un  vero e proprio ostacolo insormontabile.

i carabinieri del Reparto operativo di Pescara, che conducono le indagini fin dal giorno della scomparsa del ragazzo, non escludono che la salma sia stata trasportata proprio a Bari, o che sia stato gettato in mare da una località che si trova molto più a sud di Pescara.

INCIDENTE

Una possibilità, anche se in pochi credono che Straccia sia scivolato in mare durante il suo allenamento quotidiano. Stando, però, sempre a quanto riporta Il Resto del Carlino l’ipotesi non è del tutto peregrina, visto che da giorni il capoluogo adriatico era sferzato da un forte vento e onde alte.

Tanto che un’amica di Roberto ha rischiato personalmente di essere travolta e finire in acqua: “ “Era prima di pranzo – scrive il quotidiano – e mi ero recata al porto turistico per una passeggiata, come faccio spesso, anche quando le condizioni climatiche non sono delle migliori. Quel giorno, però, c’era un forte vento che tirava da sud. Non era freddo, ma le raffiche ti spostavano e le onde erano alte almeno tre metri”.

“Quando mi sono avvicinata al faro, ho rischiato di essere travolta dal mare grosso. Mi sono dovuta aggrappare ad un ferro per non cadere. Mi sono spaventata e sono tornata subito a casa: ero completamente bagnata”.

MALORE

Nonostante i suoi 24 anni ed il fisico perfettamente allenato non si esclude, al momento, nemmeno l’ipotesi del malore che avrebbe potuto colpire il giovane, tanto da fargli perdere i sensi prima di cadere in mare.

Anche per gli amici il ragazzo non aveva problemi di salute, ma i Carabinieri hanno ritrovato nella sua camera due scatole vuote di Moment. E se avesse avuto dolori alla testa che non erano delle semplici emicranie ma qualcosa di più grave?

Solo l’esame autoptico del corpo potrà fare chiarezza su questa ipotesi

LE REAZIONI


LA FAMIGLIA: ”PER NOI NON E’ SUICIDIO”

“Abbiamo dubbi che Roberto si sia suicidato. Noi andremo avanti, vogliamo sapere la verità”.

Lo hanno detto a Sky Tg24 il padre e la sorella di Roberto Straccia, il ragazzo di Pescara il cui cadavere pare sia stato ritrovato a Bari.

“Non può sparire un corpo senza che nessuno veda qualcosa. È impossibile. Roberto ha fatto un corso di nuoto – hanno aggiunto i familiari del ragazzo – e non amava particolarmente né il mare né l’acqua. Lui non andava lì a correre”.

IL PADRE: “CHI SA PARLI”

“Se qualcuno sa qualcosa di questo evento, ce lo dica, che sicuramente ci farà stare meglio”.

Così, in un appello trasmesso dal Tg2, Mario Straccia, il papà di Roberto, lo studente ventiquattrenne di Moresco (Fermo), scomparso da Pescara il 14 dicembre e trovato cadavere sabato scorso sul lungomare di Bari.

“Stiamo aspettando i risultati dell’autopsia” ha detto Mario Straccia, che come gli altri familiari e gli amici di Roberto non crede all’ipotesi che il figlio, iscritto alla facoltà di Lingua di Pescara, si sia ucciso.