L’AQUILA – Le cronache di tutti i media nazionali riportano con dovizia di particolari la stretta sui conti e sulle spese imposta alla Regione Lazio dalla presidente, Reanata Polverini, che nel corso del Consiglio regionale di ieri ha minacciato addirittura le dimissioni senza un’inversione di rotta.

Un intervento che è diretta conseguenza dell’inchiesta sull’uso ‘disinvolto’ dei fondi del Pdl portato avanti dall’ex capogruppo in Regione Franco Fiorito. Spese pazze e su cui la magistratura indagherà per fare chiarezza.

Ma che nel Consiglio regionale del Lazio la macchina amministrativa fosse costosa qualcuno se n’era accorto già un anno fa all’Aquila, quando fu consegnato un contributo da 120 mila euro per la ricostruzione del Cus a Centi Colella, frutto della raccolta fondi tra consiglieri, dipendenti e dirigenti del Consiglio dopo il terremoto dell’aprile 2009.

Alla cerimonia di consegna parteciparono, oltre alle autorità locali, il presidente del Consiglio regionale del Lazio, Mario Abbruzzese, il vice presidente Bruno Astorre, la consigliera Isabella Rauti, e componenti dell’Ufficio di Presidenza. Una delegazione ben nutrita, arricchita da stuolo di auto blu, collaboratori e uffici stampa.

Tutto a spese del contribuente tanto che qualche malevolo dichiarò sottovoce che il costo della trasferta aquilana dei rappresentanti del Consiglio laziale superasse, tra rimborsi spese e indennità di trasferta, addirittura la cifra raccolta e meritoriamente consegnata per la messa in sicurezza e ristrutturazione della palestra.

Una piccola boutade, ma che rende l’idea, in questi giorni in cui l’argomento è tornato prepotentemente al centro delle cronache, di come probabilmente il Consiglio guidato dall’ex segretario nazionale Ugl potesse attingere alle casse a risorse forse superflue per un evento tutto sommato “semplice” come la consegna di una donazione di fondi.

Un andazzo a cui la Polverini ha detto stop, con toni molto duri e plateali. Lo scandalo appena scoppiato nel Lazio rischia di incrementare ulteriormente lo spettro dell’antipolitica. (g.a.)