L’AQUILA – Un siluro della Lega lanciato verso il presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, di Forza Italia, e il presidente della Regione, Marco Marsilio, di Fdi destinato a aprire altre profonde crepe nel già lacerato centrodestra che governa la Regione.

E che suona come una prima, piccola, rivincita rispetto “alle fughe in avanti” da parte degli alleati denunciate a più riprese nel primo anno di consigliatura. Una situazione che fa gongolare le opposizioni di centrosinistra e M5S. 

Una metafora bellica, che però non è un’esagerazione, se riferita a quello che è accaduto l’altro ieri  in conferenza dei capigruppo convocata a palazzo dell’Emiciclo a L’Aquila, sull’affaire Gatti.

Il pulsante rosso l’ha premuto il capogruppo salviniano, Pietro Quaresimale, che ha chiesto a Sospiri di iscrivere all’ordine del giorno del prossimo consiglio, il voto per decidere la designazione del giudice non togato della sezione regionale di controllo della Corte dei Conti, che vale un compenso da 1 milione di euro lordi in 5 anni, a carico della Regione, revocando di fatto quella, contestata dalla Lega, ma anche dalle opposizioni e da buona parte di Fi, dell’ex assessore regionale di Forza Italia, l’avvocato teramano Paolo Gatti, fatta in autonomia, con una delibera, dallo stesso Sospiri, su precisa indicazione del presidente Marsilio. 

Ed ora per Sospiri, che oltre alla responsabilità politica ha anche quella procedurale, sarà un grattacapo non da poco, tornare sui suoi passi.

Al quotidiano Il centro Sospiri si è limitato ad affermare “Non posso non tenere conto del primo partito di maggioranza, ma l’iter seguito è legittimo”.
E annuncia che incontrerà il presidente Marsilio.

Del resto se Sospiri dovesse decidere di dare seguito alla istanza dei salviniani, dobvrebbe firmare con il sangue una revoca, dopo aver assicurato che la designazione, seppure abbia ammesso, “poco condivisa”,  è ineccepibile dal punto di vista formale, come confermato da un parere della Direzione Affari della presidenza, a firma del neo nominato direttore, Gianni Giardino, e secondo cui la delega che la conferenza dei capigruppo può conferire al presidente dell’assise regionale per le nomine si può estendere anche alle designazioni. 

Ma non solo, in caso di revoca, Gatti, che è pure un avvocato di talento, potrebbe anche fare ricorso, visto che la designazione c’è stata, a seguito di un regolare bando, e conseguente atto deliberativo, ed è ora al vaglio della Presidenza della Repubblica e della Corte dei conti nazionale.

Una marcia indietro, magari solo per opportunità politica, di fatto potrebbe configurare per lui un danno professionale e d’immagine di non poco conto.

Oltre al danno di immagine per la Regione in campo nazionale dove in molti dal’Abruzzo hanno fatto arrivare l’accusa, nei confonti di Gatti, del curriculum senza requisiti specifici. 

Ma del resto, se Sospiri, e con lui Marsilio e Fratelli d’Italia, l’unico partito che si è espresso con il capogruppo Guerino Testa a favore della designazione, decidessero di andare avanti per la loro strada, negando il voto al consiglio, su una nuova rosa di nomi, le conseguenze sarebbero disastrose, per la sempre più lacerata maggioranza di centrodestra, dove la Lega è di gran lunga la prima forza con 10 consiglieri sui 18 e 4 assessori su 6, e vuole fare pesare sempre di più questo dato di fatto, spesso “bypassato” dagli alleati. 

Soprattutto sulla partita della Corte dei Conti, a maggior ragione dopo che Gatti, mister 10mila preferenze alle tornate elettorali dove è stato eletto in Regione, e che evidentemente fa ancora politica attiva, sarebbe stato il regista, nella provincia di Teramo, la stessa di Quaresimale, di un asse con Italia Viva, e con l’ex deputato dem, ora renziano, Tommaso Ginoble, che ha consentito la nomina alla presidenza della Ruzzo, società pubblica che gestisce il ciclo idrico integrato in 35 comuni del teramano, e del nuovo cda. Estromettendo oltre al centrosinistra, anche la Lega.

Difficile poi che il coordinatore regionale, il deputato Luigi D’Eramo, possa ingoiare un boccone così indigesto, dopo che è arrivato a dire, all’indomani della designazione, che “nonostante i ripetuti richiami della Lega a una maggiore concertazione delle decisioni, il ‘metodo Marsilio’ non sia affatto cambiato nel corso dei mesi, continuando a perseguire la via di scelte effettuate in maniera pressoché personalistica. Constatiamo con favore, invece, quella che è quasi un’anomalia: Paolo Gatti, stranamente, non è romano”, riferendosi al fatto che Marsilio è appunto romano, e solo abruzzese di origine, Gatti è teramano.

Come la voglia mettere, saranno giornate di fuoco nei banchi della maggioranza di centrodestra.

Ad assistere soddisfatti allo spettacolo, sono quelli di Forza Italia, i primi a chiedere il voto d’aula, nella precedente conferenza dei capigruppo del 15 gennaio, con il capogruppo azzurro, Daniele D’Amario, sodale del coordinatore regionale, il senatore Nazario Pagano, il quale aveva dichiarato che la linea del partito era quella di non mandare nessuno alla Corte dei Conti, facendo risparmiare all’erario un milioncino di euro. E men che meno Gatti, che non ha un buon rapporto con Pagano, ed è anche lui dato in avvicinamento a Fratelli d’Italia, con cui tra l’altro si candidò al parlamento, per poi tornare a Forza Italia, mancata l’elezione. 

Cantano vittoria anche le opposizioni di centrosinistra e del Movimento 5 stelle, che da subito avevano dato battaglia contro la designazione di Gatti, contestandone la legittimità.

“Le poltrone che hanno unito il centrodestra, sono anche quelle che ora lo spaccano”, il salace commento in una nota diramata a poche ore dalla conferenza da Giovanni Legnini, il capogruppo Pd Silvio Paolucci e i consiglieri di Pd Dino Pepe e Antonio Blasioli, Americo Di Benedetto, Legnini Presidente e Sandro Mariani, Abruzzo in Comune.

“Alla luce del dietrofront chiesto dall’alleato principale, la Lega  – hanno incalzato -, e a fronte, invece, della posizione favorevole di Fratelli d’Italia, emersa sempre oggi per bocca del capogruppo Testa, è evidente che la maggioranza ha un serio problema che rende difficile l’intesa Lega-Fratelli d’Italia-Marsilio e ingovernabile la Regione, che da ormai un anno ha un esecutivo lento, pasticcione, incapace di individuare priorità per i cittadini e per l’economia abruzzese”.

Precisando infine che come Forza Italia, e pure M5s, in realtà il centrosinistra non vuole un altro designato al posto di Gatti da mandare alla Corte dei Conti, ma piuttosto rinunciare alla nominare, visto che un obbligo non c’è. 

“In questo modo potranno liberarsi anche risorse, se i 200mila euro all’anno previsti dall’incarico verranno destinati alla comunità o a un progetto per l’Abruzzo e non per sostenere una nomina funzionale ad inconfessabili accordi politici, come oggi la Lega conferma. Non si può pretendere di governare la massima istituzione regionale pensando solo alle poltrone e agli amici da sistemare”, hanno spiegato gli esponenti del centrosinistra.

Sulla stessa lunghezza d’onda il Movimento 5 stelle.

“Il centrodestra manifesta ancora una volta la sua inadeguatezza ad amministrare la Regione. Ma se fino ad ora l’unico collante è stato la spartizione delle poltrone, ora riescono a litigare anche su questo. Si conferma poi l’egemonia di Fratelli D’Italia che, a fronte del suo 6,44% ottenuto alle elezioni 2019 in Abruzzo, sta incassando poltrone e potere umiliando il 27,54% ottenuto dalla Lega. Tutto ciò a tradimento della volontà popolare che ha scelto un centrodestra apparentemente unito e che invece continua a litigare su ogni cosa come nel caso delle amministrative di Chieti”, dichiarano i deputati pentastellati Daniela Torto e Fabio Berardini.