L’AQUILA – Si lavora per agevolare il rientro delle famiglie aquilane, in tutto una cinquantina, quindi non poca cosa, nelle abitazioni di via Fontesecco, al civico 29, ovvero le case disabitate dal 2023 per permettere la ricostruzione del Ponte Belvedere. Diciamo subito che i tempi non saranno brevi per alcune omissioni. Come una vecchia richiesta di bonifica mai eseguita, nonostante la diffida.

Domani, 9 settembre, ci sarà un sopralluogo al quale dovrebbero partecipare la ditta esecutrice dei lavori, la Belvedere Scarl, tecnici, funzionari comunali, l’amministratore del condominio e forse alcuni dei residenti.

Questi ultimi potrebbero, in teoria, tornare nelle case, ma è impossibile per ragioni igieniche. Inoltre, esiste una vecchia nota Asl del 2020 che parla anche di aspetti inquietanti, come l’ipotesi della presenza di vecchi tubi, forse di amianto, dei quali non si sa se siano stati rimossi o se sia stata esclusa la presenza di quella sostanza cancerogena. Ma andiamo per ordine.

L’incontro è finalizzato a esaminare insieme le criticità legate alla presenza di polveri e materiali residui dal cantiere, come detriti, e a concordare interventi di pulizia e ripristino delle condizioni di sicurezza, per consentire il sicuro rientro degli occupanti negli immobili. Lo prevede una disposizione del responsabile del provvedimento del Comune, Vincenzo Tarquini.

Sta di fatto che, nonostante gli inviti, nessuna delle istituzioni interessate si è mai mobilitata in tempo utile per bonificare il sito e il Comune dell’Aquila era stato diffidato formalmente a procedere in tal senso entro la fine di agosto 2026, ma non se n’è fatto nulla. Per cui, anche se esiste il provvedimento che consente di tornare nelle case, di fatto questo invito si dimostra inattuabile. Gli unici a entrare sono stati i ladri, che hanno messo a soqquadro alcuni alloggi.

Ma queste case già sei anni fa erano inadeguate sotto il profilo igienico. Infatti, ci fu una nota Asl inviata al Comune e all’Ater, che possiedono a vario titolo gli alloggi, a parte quelli riscattati, nella quale si segnalavano gli stessi inconvenienti di oggi, ma anche di peggio, parlando di «nidificazioni di piccioni che possono creare gravi inconvenienti sanitari anche per via dei parassiti».

“Si chiede ancora”, si legge nella nota Asl, “di fornire informazioni e documenti circa l’esatta natura delle tubazioni di scarico in ferro e serbatoi verosimilmente costituiti da materiali contenenti amianto”.

Non resta che sperare che ci siano state verifiche su quest’ultimo aspetto, con esito rassicurante, anche se nessuno sembra sapere se questa nota sia rimasta lettera morta o sia stata presa nella giusta considerazione, con le necessarie verifiche, trattandosi, a maggior ragione, di case realizzate molti decenni fa.