L’AQUILA – Volevano costruire all’Aquila cento appartamenti e mettere le mani sui soldi per la ricostruzione post terremoto.
Nel mirino c’è il clan dei casalesi che aveva come base operativa la Versilia. E da Viareggio i malavitosi avevano puntato anche l’Abruzzo.
A sventare questo assalto è stato un blitz della Procura di Napoli: dalle intercettazioni è chiaro quanto L’Aquila e gli appalti sui restauri post sisma facessero gola al clan.
Stralci dei dialoghi telefonici dei casalesi sono riportati dall’edizione di oggi del Venerdì di Repubblica. “Devi andare all’Aquila”, ordina Giovanni Sglavo detto ‘Panariello’, a Stefano Di Ronza, imprenditore casertano, arrivato in Versilia 20 anni fa. L’intercettazione è datata 27 aprile 2009.
Il motivo di far passare un progetto sull’Aquila per Viareggio veine chiarito in un’altra intercettazione. “Un avvocato di Santa Maria Capua Vetere deve fare cento alloggi, ma ha imprese meridionali. Gliene serve una al Nord”.
Sarà ancora più chiaro l’avvocato civilista che al telefono con Di Ronza gli domanda se ha “l’iscrizione Soa”, certificato per i lavori pubblici. Di Ronza ha di più. “Ho la OG1 con 15 milioni per lavori gà fatti e la OG2 per 5”.
La prima riguarda gli edifici civili e industriali e la seconda il restauro di beni immobili. E il riferimento al capoluogo abruzzese è chiarissimo. “Il lavoro iniziale è di un centinaio di appartamenti a L’Aquila. E sui devono fare!!”, esplode l’avvocato.
L’avvocato, interrogato come testimone dal pm Cesare Sirignano, ha sempre negato tutto, ammettendo di aver sentito parlare di solo “due o tre volte” di lavori post terremoto.
Nell’inchiesta di Napoli il riferimento all’Aquila termina qui. Adesso bisogna verificare se i casalesi avessero già messo le mani sul territorio, contattando qualche imprenditore.
Non è questo il primo tentativo della camorra di penetrare negli appalti post sisma della ricostruzione aquilana. Nel luglio del 2010 una maxi operazione della Guardia di Finanza denominata Untouchable portò all’arresto di sei persone affiliati del clan dei Casalesi, operanti nel Casertano, ma con propaggini anche in Abruzzo.
L’operazione consentì di monitorare in tempo reale le infiltrazioni della camorra casalese nelle commesse per la ricostruzione della città dell’Aquila.
Furono stati intercettati i colloqui telefonici con i quali gli arrestati disponevano l’invio del denaro necessario a finanziare le imprese costituite all’Aquila, per loro conto, con il fine di aggiudicarsi i lavori per la ricostruzione. Elisa Marulli



