L’AQUILA – Chiesta l’assoluzione per tutti gli imputati e contestata l’accusa di cooperazione colposa tra loro al processo per il crollo della Casa dello studente, uno dei filoni più delicati della maxi inchiesta della procura della Repubblica, in cui morirono otto giovani il 6 aprile 2009.

L’udienza di oggi è stata dedicata interamente alle difese degli otto imputati con rito abbreviato e dei due indagati in udienza preliminare e dovrebbe essere la penultima del processo, prima di quella del 16 febbraio in cui il giudice Giuseppe Grieco emetterà la sua sentenza.

LE PRIME ARRINGHE

La mattinata si è aperta con una serie di arringhe abbastanza veloci delle posizioni piu leggere.

Hanno parlato i legali dei quattro imputati con rito abbreviato che hanno richieste di assoluzione (avvocati Nisi per Andreassi, De Biase per Giovani, Merli per Valente e Alessandroni per D’Innocenzo), e dei due indagati per i quali è stato chiesto il non luogo a procedere (Colaiacovo per Navarra e Ceci per Gaudiano).

Nella seconda parte della mattinata la parola agli avvocati Colagrande e Cecchini che difendono Sebastiani, per il quale sono stati chiesti 2 anni e 6 mesi.

Rimangono da affrontare le posizioni più delicate, quelle dei tecnici Pace, Centofanti e Rossicone, sui quali pende una richiesta di 4 anni di reclusione ciascuno.

A difendere i tre gli avvocati Mercurio e Massimo Galasso, il primo oggi assente, il secondo andato via dopo la pausa.

I loro interventi ci saranno nella prossima e ultima udienza, quella del 16 febbraio.

”NO ALLA COOPERAZIONE DI COLPA TRA GLI IMPUTATI”

“L’accusa contesta una cooperazione colposa come se fosse il mastice che lega tutti insieme alla medesima sorte – ha detto infatti l’avvocato Attilio Cecchini, che assiste Pietro Sebastiani – L’accusa non dimostra sulla base di quali elementi di fatto e di diritto i 15 debbano essere accomunati”.

“Se non si dimostra che l’imputato fosse a conoscenza delle condotte omissive o commissive degli altri 14, il 113 (l’articolo del codice penale che contesta la cooperazione colposa, ndr) è da escludere dal capo di imputazione. Non basta la sommatoria delle condotte”.

Prima di cominciare la sua arringa, Cecchini ha voluto rivolgere “un omaggio alle vittime di quella maledetta notte, ma è altrettanto doveroso – ha aggiunto – stare accanto a chi rifiuta di essere complice. Sebastiani va giudicato per quello che ha fatto o non fatto, ma non quello che non hanno fatto altri”.

MERLI: ”VALENTE ERA UN AMMINISTRATIVO”

“Il concetto principale che ho esposto è sulle funzioni: Luca Valente ha una funzione amministrativa, in qualità di direttore. E se, come afferma il perito Gabriella Mulas, l’errore risale al progetto originario di Botta, è evidente che Valente non c’era perché aveva appena tre anni”.

Così l’avvocato Piergiorgio Merli ha spiegato il suo intervento difensivo nei confronti di Valente, nel 2009 direttore dell’Azienda per il diritto agli studi universitari (Adsu) dell’Aquila.

“Per quanto riguarda i lavori di ristrutturazione – ha aggiunto Merli – si è affidato a dei tecnici, cioè a degli ingegneri qualificati, i quali hanno ritenuto che non ci fossero motivi di aggravio della struttura con i propri lavori”.

Secondo il legale, “l’attività amministrativa finisce lì, cioè non ha una capacità prfessionale, né gli deriva dalla legge il dover entrare nel merito degli aspetti tecnici. Questo è l’elemento portante della difesa”.

Una tesi che collima con quella del pubblico ministero Fabio Picuti, che per Valente e altri tre ha chiesto l’assoluzione.

IL PROCESSO

Gli indagati per omicidio colposo, disastro colposo e lesioni erano inizialmente 15, quattro dei quali deceduti. Poi la posizione del progettista Claudio Botta, 92 anni, è stata stralciata. Dei rimanenti dieci, otto ad aprile 2012 sono stati ammessi al rito abbreviato, che ha consentito di saltare la fase dibattimentale, chiudendo i conti nell’udienza preliminare con uno sconto di un terzo della pena in caso di condanne.

Sono Bernardino Pace, Pietro Centofanti e Tancredi Rossicone, tecnici autori dei lavori di restauro del 2000, per i quali Picuti ha chiesto 4 anni di carcere ciascuno; Pietro Sebastiani, tecnico dell’Azienda per il diritto agli studi universitari (Adsu), per il quale la richiesta è di 2 anni e 6 mesi; Luca D’Innocenzo, presidente Adsu dell’epoca, Luca Valente, nel 2009 direttore Adsu, Massimiliano Andreassi e Carlo Giovani, tecnici autori di interventi minori, per questi quattro Picuti ha chiesto l’assoluzione.

Il giudice dovrà poi decidere per il rinvio a giudizio o il non luogo a procedere (ed è questa la richiesta del pm) su Giorgio Gaudiano, che negli anni Ottanta ha acquisito la struttura da un privato per conto dell’Ateneo, e Walter Navarra, che ha svolto lavori minori in passato: per loro infatti resta il rito ordinario.

Il processo è ripreso a ottobre 2012 dopo aver rischiato due volte lo stop. La prima a maggio, per un richiamo del Consiglio superiore della magistratura al Gup Giuseppe Grieco, in relazione alla formulazione dei quesiti al perito.

Come conseguenza della censura, Grieco aveva dichiarato di astenersi dal proseguire il processo fino a conclusione del procedimento, ma era stato poi invitato a continuare dal presidente vicario della Corte d’Appello, Augusto Pace.

A luglio dell’anno scorso la seconda ‘tagliola’ superata, quando c’era stata l’istanza di un legale, respinta dal Gup, per sollevare una questione di legittimità davanti alla Corte Costituzionale sull’esclusione dei soggetti chiamati come responsabili civili per gli imputati che hanno ottenuto il rito abbreviato.

Nel crollo sono rimasti uccisi Luca Lunari, Marco Alviani, Luciana Capuano, Davide Centofanti, Angela Cruciano, Francesco Esposito, Hussein “Michelone” Hamade e Alessio Di Simone.