PESCARA – Prosegue lo stato di agitazione delle marinerie per il caro gasolio ma dopo la protesta scattata il 26 maggio scorso, in tanti hanno sciolto gli ormeggi e tornano a gettare le reti in mare le marinerie di Lazio, Toscana, Liguria, e dell’Adriatico, da San Benedetto fino a Chioggia.
Francesco Scordella, presidente dell’Associazione Armatori di Pescara (la marineria pescarese non per numero ma per tradizione e presenza è fra le più importanti ed attive dell’Adriatico) lancia l’ennesimo grido d’allarme, avanzando la proposta di far effettuare il fermo biologico non a fine luglio ma ora che per il caro gasolio le barche sono in porto.
Proprio a Pescara nelle scorse settimane c’era stato un incontro fra i rappresentanti di molte marinerie italiane.
“Il gasolio aumenta giorno dopo giorno ed è impossibile andare a lavorare. Stiamo facendo delle proposte per ridurre le giornate di lavoro ma se lavori poco il problema non lo risolvi. Il problema più grande è stato quello di non aver ancora avuto un colloquio al Ministero della Pesca per capire se fosse il caso di fare un fermo”.
“Ma qui – spiega Scordella – come si nomina la parola fermo scoppia la guerra. Ma secondo me proprio il fermo era ed è l’unica soluzione, anche perché ora siamo fermi, tra un mese e mezzo ci sarà il fermo biologico e allora voglio capire quale è la soluzione che c’è a livello centrale. Bisogna capire che non si può vivere in questo modo perfetto che dietro una imbarcazione ci sono lavoratori, famiglie che hanno spese, persone che devono pagare mutui e non si può vivere tenendo ferme le attività tenendo conto che dietro c’è poi l’indotto della ristorazione, del commercio e dunque una filiera molto grande dietro al settore pesca”.
“Per questo ripeto che l’unica soluzione sarebbe il fermo da attuare in attesa di trovare poi le soluzioni – conclude Scordella – per abbassare il prezzo del gasolio, tenendo conto che i pagamenti da fare arrivano comunque”.
I pescatori dell’Adriatico centro settentrionale, da San Benedetto fino a Chioggia, torneranno in mare la prossima settimana.
È “una prova”, osserva Apollinare Lazzari, presidente dell’associazione produttori pesca di Ancona, “poi venerdì prossimo ci mettiamo seduti e facciamo i conti” per “vedere come andare avanti”.
Il comparto marittimo foggiano, invece, continuerà ad oltranza.
Lo stop contro il caro gasolio è durato circa una settimana in molte marinerie italiane. Ad aprire uno spiraglio, in queste ore, sono state le parole del ministro delle Politiche Agricole, Stefano Patuanelli: ha detto che ”per la filiera della pesca sono già 40 milioni messi sul tavolo. Tutte le azioni che stiamo facendo sia in Europa che in Italia ci vengono riconosciute come le migliori possibili”.
Un risultato importante, secondo le le associazioni di settore, Federpesca, Alleanza delle Cooperative italiane e Coldiretti Impresa Pesca, che hanno espresso apprezzamento per la riunione avuta l’altro ieri con il sottosegretario Francesco Battistoni, tesa a mettere in campo misure per calmierare gli effetti del caro gasolio. Hanno anche fatto sapere che il Tavolo di crisi del settore della pesca al Mipaaf resterà aperto permanentemente e verrà riconvocato entro 15 giorni per andare avanti in un percorso di interlocuzione e garantire la sostenibilità delle imprese e l’approvvigionamento di prodotti ittici alle famiglie italiane.







