ROMA – Il governo è a caccia di fondi per contrastare il caro energia. Ma le prime interlocuzioni tecniche a Palazzo Chigi – tra il sottosegretario Roberto Garofoli e i ministri all’Economia e alla Transizione Ecologica Daniele Franco e Roberto Cingolani – rimandano ad un quadro d’intervento complicato, in cui sarà necessaria un’attenta ricognizione delle risorse a disposizione.
Anche per questo, il provvedimento tanto invocato dai partiti, salvo colpi di scena, potrebbe non essere immediato: in ambienti dell’esecutivo, per ora, si parla genericamente del mese di settembre. Se è molto difficile che il premier Mario Draghi apra ad uno uno scostamento di bilancio a nemmeno un mese dal voto, ci sono alcune misure che vengono date quasi per certe. Come il prolungamento degli sconti sui carburanti – in vigore fino al 20 del prossimo mese – che si ‘autofinanziano’ con l’extragettito.
Intanto a creare scalpore e rabbia è quanto emerge dai dati dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre: le imprese energetiche in Italia stanno registrando “fatturati da capogiro” a causa dei rincari di luce e gas.
Nei primi 5 mesi di quest’anno le imprese industriali estrattive di materie prime energetiche (come il petrolio, gas naturale, ecc.) e dell’industria della raffinazione “hanno visto aumentare i ricavi, rispetto allo stesso periodo del 2021, del 60 per cento”.
Risultato economico molto positivo ma le imprese non hanno pagato la tassa “di solidarietà” pari al 25% sull’extra-profitto, imposta dal Decreto Aiuti di maggio per “aiutare” economicamente le famiglie e le imprese più in difficoltà.
“Le grandi imprese energetiche – si legge – si sono guardate bene dal farlo. Almeno con la prima scadenza prevista lo scorso 30 giugno”.
“Dei 4,2 miliardi di euro attesi con la prima rata – continua la nota – , lo Stato ha incassato poco meno di 1 miliardo. Se la nuova norma per recuperare queste mancate entrate inserita nel decreto Aiuti bis non dovesse avere effetto, l’erario potrebbe perdere quest’anno oltre 9 miliardi dei 10,5 previsti con l’introduzione di questa tassazione sugli extraprofitti. Certo, di fronte agli aumenti registrati in questi ultimi giorni, 9 miliardi di euro farebbero ben poco per calmierare i costi delle bollette di famiglie e imprese. Tuttavia, è una questione che mette a repentaglio la nostra coesione sociale: in un momento di difficoltà come questo, chi più ha deve aiutare chi sta peggio”.
Tutto questo accade mentre ”molte imprese sono a rischio chiusura”, con gli aumenti delle bollette infatti i settori energivori sono più a rischio degli altri. Si parla di imprese del vetro, della ceramica, del cemento, della plastica, della produzione di laterizi, la meccanica pesante, l’alimentazione e la chimica etc. Per quanto concerne l’energia elettrica, invece, rischiano il blackout le acciaierie/fonderie, l’alimentare, la logistica, il commercio (negozi, botteghe, centri commerciali, etc.), alberghi, bar-ristoranti, altri servizi (cinema, teatri, discoteche, lavanderie, palestre, impianti sportivi, etc.
“Viviamo un’emergenza energetica e per le famiglie e le imprese servono risposte forti. Noi proponiamo un contratto luce sociale per darla gratis fino al 50 per cento per le famiglie con redditi medio bassi, mentre per la parte eccedente prezzi calmierati e raddoppio degli sconti alle imprese”, dice Giuseppe Provenzano, vicesegretario nazionale del Pd – . Bisogna fare pagare gli extra profitti, perché è qualcosa di vergognoso e immorale che aziende che hanno guadagnato grazie all’aumento dei costi dell’energia, anche a causa di molte speculazioni, in questo momento non non li stanno pagando. Sono convito che le risorse vadano prese anche dagli extra profitti, proprio per fare quello che noi abbiamo proposto: se vogliamo scorporare il prezzo del gas, che è aumentato, dal costo dell’energia e far pagare il costo della produzione – le fonti rinnovabili vengono prodotte a un sesto, un decimo rispetto al prezzo del gas – ebbene, noi abbiamo l’esigenza di recuperare delle risorse che servono a compensare gli aumenti del gas per le famiglie e per le imprese prendendoli proprio dagli extra profitti delle aziende energetiche”.
“Lo vogliamo fare fissando un tetto nazionale al costo dell’energia, un tetto europeo al prezzo del gas e scorporando il prezzo del gas cresciuto a dismisura. È singolare che chi ha fatto cadere Draghi, oggi si rivolge a lui in ginocchio”. “Tutti gli extragettiti che provengono dalla speculazione e dagli aumenti dell’energia devono essere necessariamente reinvestiti in famiglie ed imprese”, dice Luigi Di Maio proponendo contro l’emergenza bollette “un decreto di emergenza non appena arrivati al governo da approvare subito. Un taglia bollette che consenta alle piccole imprese fino alla fine dell’anno di vedersi pagato dall’Stato l’80% delle bollette e che varrebbe circa 13,5 miliardi di euro”. “Vale la pena farlo. Se chiudiamo le imprese il danno è ancora maggiore”, dice a La Stampa Online.
“L’Europa deve far ascoltare la propria voce sia con Gazprom, sia con il Ttf, la Borsa virtuale dove si decide il prezzo ad Amsterdam va chiusa come si fa quando c’è un eccesso di rialzo o ribasso nelle altre Borse”, afferma Antonio Tajani di Forza Italia






