CHIETI – Il terremoto provocato dal commissariamento della Carichieti continua a far tremare il territorio. 

Mentre il commissario Riccardo Sora, l’ex commissario di Tercas e Caripe, dal 19 settembre scorso si è chiuso nel silenzio al lavoro, si rincorrono le voci su cosa abbia portato Banca d’Italia a chiedere il commissariamento. 

E saltano fuori operazioni dubbie e personaggi noti. 

Per il momento, la brevissima nota a firma del commissario apparsa sul sito ufficiale di Carichieti chiarisce solo che la banca non è stata commissariata per problemi di dissesto patrimoniale.

A chiedere maggiore chiarezza sono intervenuti, con un’interrogazione parlamentare, i grillini del Movimento 5 Stelle, a firma di una pattuglia di parlamentari capeggiata dal senatore Gianluca Castaldi. 

I grillni chiedono alla Banca d’Italia maggiore trasparenza sulle motivazioni che hanno condotto al commissariamento, esprimendo preoccupazione per le sorti dell’ultima Cassa di risparmio espressione del territorio. Sul destino di Carichieti ha parlato anche il mondo dell’impresa e quello della politica. 

L’appello a Bankitalia delle organizzazioni di categoria, dei sindaci di Chieti e Pescara e dei rispettivi due presidenti di Provincia è quello di far sì che la governance dell’istituto di credito resti sul territorio. 

Nella nota si parla, invece, di “irregolarità amministrative” che riportano dunque lo scenario su problemi relativi alla governance dell’istituto di credito. 

Nel mirino di Palazzo Koch è finito, infatti, il vertice dell’istituto di credito, capeggiato dal presidente del Consiglio di amministrazione, Mario Falconio, vertice giudicato incapace di assicurare un futuro stabile alla banca, sia dal punto di vista del perseguimento di un piano di redditività adeguato al mutato scenario economico, caratterizzato dal persistere della crisi, sia dal punto di vista dell’adozione di incisive iniziative per la riduzione dei costi. 

Indiscrezioni di stampa parlano di operazioni che non sarebbero piaciute agli ispettori di Bankitalia e così iniziano a saltare fuori nomi noti. 

Uno è quello dell’ex autista Domenico Di Fabrizio, che, finito nel mirino delle polemiche, ha deciso di rassegnare le sue dimissioni dall’istituto di credito. 

Amico personale di Remo Gaspari, consigliere comunale più votato alle ultime elezioni, esponente di centrodestra al Comune ma in campo opposto alle ultime elezioni regionali, di Di Fabrizio si è detto di tutto e di più: lo hanno definito l’autista che governava la banca, in grado di influenzare le più alte scelte dirigenziali. 

Lui nega tutto, ma intanto si fa da parte. 

E d’altronde pare che le parole del rapporto di Bankitalia riguardo al suo caso non lasciassero tanta scelta.

Altre operazioni dubbie riguardano i rapporti con imprenditori locali. Come Carmine De Nicola, imprenditore di Francavilla al Mare (Chieti) con interessi nelle scuole private e nella sanità privata.

L’anno scorso De Nicola si era aggiudicato per 31 milioni di euro l’asta per la vendita della clinica Villa Pini, acquisto mai perfezionato perché il pagamento non è mai avvenuto. 

Nei suoi riguardi Carichieti avrebbe appena avviato un mega pignoramento da 25 milioni di euro.