BUSSI SUL TIRINO – Dopo mesi di rinvii apparentemente incomprensibili arriva la spiegazione ai continui nulla di fatto sulla sottoscrizione dell’agognato accordo di programma per la bonifica e la reindustrializzazione del sito di interesse nazionale (Sin) di Bussi sul Tirino (Pescara).

Spiegazione contenuta in poche pagine di una nota interna del ministero dell’Ambiente, che suonano come una sonora bocciatura della strategia adottata in tandem dal presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso e dal sindaco Salvatore Lagatta.

Quest’ultimo, perorando la causa dell’imprenditore Alberto Filippi, scelto dal Comune per subentrare a Solvay, “ha mostrato una copia di un piano denominato ‘di reindustrializzazione’ che risultava però secretato per la quasi totalità del testo non valutabile”.

Mancanza di un piano industriale, dubbi sulla cessione delle aree al Comune e carenza di documentazione: i motivi del nulla di fatto sono tutti nella nota riservata, di cui è venuto in possesso AbruzzoWeb, in cui si parla di “incompletezza dei contenuti e assenza di documentazione necessaria, numerose criticità anche relative alla partecipazione stessa del Ministero alla stipula dell’accordo”.

Nell’appunto del ministero si boccia senza mezzi termini l’operato del governatore, che nonostante abbia impiegato due mesi ad elaborare la nuova versione di accordo, dopo le prime tre presentate dal Comune, e dopo l’impegno assunto nella conferenza dei servizi del 21 marzo a Pescara “a collazionare i contributi degli altri Enti locali partecipanti alla conferenza”, ha proposto una “rielaborazione” che “in realtà mantiene solo lo schema formale proposto dal Ministero e ripropone i principali contenuti delle precedenti bnozze trasmesse dagli Enti locali”.

“Al fine di fornire il proprio contributo in vista della conferenza dei servizi convocata dalla Regione il 21 marzo scorso – si legge nel documento – la Direzione generale per la salvaguardia del territorio e delle acque ha elaborato e trasmesso uno schema di accordo di programma che prevede la partecipazione del ministero dello Sviluppo economico, il trasferimento della proprietà delle aree da Solvay al soggetto interessato alla reindustrializzazione, la definizione dettagliata delle attività di competenza dei soggetti coinvolti”.

Indicazioni trascurate dagli interlocutori istituzionali locali, tanto che il ministero indica alcune criticità che permangono, tra cui il passaggio delle aree al Comune di Bussi, che “comporta un’assunzione di responsabilità poco sostenibile e non valutata all’interno dell’accordo”, la “mancanza del piano di reindustrializzazione, citato fra gli allegati ma non annesso al testo trasmesso”.

Il ministero obietta anche il fatto che il “sintetico accenno a un possibile sfruttamento della concessione idroelettrica”, ipotesi avanzata da D’Alfonso e sostenuta dal sindaco che consiste nell’offrire ai nuovi investitori lo sfruttamente dell’acqua del Tirino per la produzione di energia, non contempla la quantificazione del ristoro che la Unichimica-Uniholding Spa di Alberto Filippi dovrebbe corrispondere al Comune.

Contestata, infine, la “estrema genericità nella definizione delle aree oggetto dell’accordo, con riferimento ad aree sia interne che esterne al Sin, non sempre specificando se di proprietà di Solvay”.

Sul sito di Bussi si rinvia da mesi la sottoscrizione dell’accordo di programma che avrebbe dovuto sbloccare la reindustrializzazione, mentre è in fase di espletamento la gara per l’affidamento degli interventi di bonifica, avviata dal compianto commissario Adriano Goio. Al posto del quale, ad un certo punto, sembrava dovesse essere nominato lo stesso D’Alfonso, ipotesi poi sfumata. La documentazione svelata oggi da questo giornale potrebbe essere una risposta anche a questo stallo.

La Solvay, intanto, ha palesato la volontà di cedere la fabbrica al gruppo bresciano che fa capo a Donato Todisco. Una mossa che ha spiazzato le istituzioni, convinte di essere anche su quel fronte ad un livello avanzato della trattativa con il colosso belga.