SULMONA – Condizioni di vita impossibili, spazi angusti, assenza di lavoro, mancanza di intimità nei colloqui dovuta all’assenza di muri divisori e promiscuità tra detenuti e internati: sono solo alcuni dei rilievi che il presidente del tribunale di sorveglianza, Laura Longo, ha sollevato in una relazione inviata al ministero incentrata sul carcere di Sulmona (L’Aquila).

Per questo entro la settimana 130 detenuti saranno trasferiti nelle carceri di Avezzano (L’Aquila) e Pescara, entrambe strutture di media sicurezza, come ordinato dal Dipartimento di amministrazione penitenziaria (Dap).

Al momento nel carcere di Sulmona ci sono 448 detenuti: 130 nella sezione ordinaria, 47 in alta sicurezza 1, 97 in Alta sicurezza 3, 14 nella sezione collaboratori, 159 internati. Dopo il trasferimento ne rimarranno 315.

Di fatto le contestazioni evidenziate dal magistrato rendono la detenzione contraria ai dettami contenuti nella carta costituzionale, così come già segnalato dalla camera penale dell’Aquila che aveva avviato una petizione per evidenziare il disagio con cui sono costretti a fare i conti gli ospiti della struttura peligna, dove negli ultimi dieci anni sono stati registrati tredici suicidi.

Numerose, inoltre, sono state nei mesi e negli anni scorsi le manifestazioni di esponenti politici per sensibilizzare le Istituzioni sulle condizioni di vita dei detenuti nel carcere di via Lamaccio.

Secondo indiscrezioni il trasferimento dei detenuti potrebbe essere il prologo al progetto del Dap di trasformare il carcere sulmonese in una grande casa lavoro, tra le prime in Italia per dimensioni; si tratta di un carcere dove trovano ospitati gli internati, ovvero i detenuti che hanno scontato la pena ma sono ritenuti socialmente pericolosi e necessitano di essere avviati al lavoro per la rieducazione e la risocializzazione.

Il piano carceri prevede per questo la costruzione di un nuovo padiglione dove possono trovare spazio fino a duecento internati.