CHIETI – Un vivacissimo concerto, quello di Vinicio Capossela a piazza San Giustino di Chieti ieri sera: la folla riempiva la piazza che si è scatenata al suono delle musiche della “Banda della Posta” in Musica per sposalizi che ha accompagnato il cantante per tutta la durata del concerto di quasi tre ore.
Il gruppo di musicisti da cerimonia ha coinvolto vorticosamente il pubblico che non ha mai smesso di ballare al suon di polke, valzer, mazurke, quadriglia e tarantella, tipiche musiche suonate durante le pompose cerimonie nuziali di Calitri (Irpinia), paese d’origine di Capossela.
Il concerto è iniziato con i ringraziamenti da parte dell’esuberante e gioioso cantante: “Voglio subito ringraziare e presentarvi coloro questa sera faranno alzare i piedi e volare la polvere: Giuseppe Caputo detto ‘Matalena’ al violino, Franco Maffucci detto il ‘Parrucca’ alla chitarra, il ‘Tottacreta’ Giuseppe Galgano alla fisarmonica, chiamatelo ‘Bubù’ Giovanni Buldo al basso, alla batteria Antonio Daniele, i fratelli Briuolo Vincenzo e Giovanni al mandolino, ‘Papp’lon’ Crescenzo Martiniello all’organo, Gaetano Taravone detto ‘Nino’alla chitarra; in più vi presento Alessandro ‘Asso’ Stefana alla chitarra e Taketo Gohara al suono. E ora possiamo andare avanti con il ‘matrimonio’!”.
La serata musicale infatti ha alternato le musiche per sposalizi a celebri pezzi del cantautore partendo dal classico aperitivo offerto agli invitati fino a giungere al taglio della torta dove ormai gli sposi diventati “corpo” e “pane” della comunità sono pronti per affrontare insieme una nuova realtà.
Dunque la “Banda della posta” ha riproposto quelle musiche e quei riti che in passato hanno caratterizzato queste feste e che oggi rischiano di andare perdute e le hanno registrate nel disco Primo Ballo, presentato da Capossela.
L’esibizione è iniziata con una Sbarazzina che ha “caricato” il pubblico: da quel momento in poi non ha smesso mai di ballare e dimenarsi, l’aria che si respirava era quella di una vera e propria festa di paese in cui, dopo qualche bicchiere di troppo ci si lascia andare in maniera disinibita alle danze e dalla sua il pubblico di Chieti aveva Capossela che ha esortato tutti a lasciarsi andare per una sera a musica e bevande, e lui stesso rappresentava un modello da seguire, sul palco infatti si è particolarmente scatenato tra balli, bevande e stelle filanti.
Poi è stata la volta di Come una rosa, seguita dalla canzone simbolo di Capossela, una versione twist di Che coss’è l’amor? che ha accesso i cori in piazza, e il Gambale Twist che, come ha specificato il cantante, “Va suonato dopo aver mangiato il primo in uno sposalizio”.
Sensualità e balli di coppia invece si sono animati con un lungo tango, ballato sul palco dal cantante con una “scopa”al posto di una donna, ma è stato seguito da un pezzo western Apache, per la cui esibizione ha abbandonato la scopa e ha impugnato la sua chitarra.
A seguire un altro “must” del repertorio di Vinicio, Si è spento il sole, La notte di Salvatore Adamo, una tarantella dell’amore con il passo doppio di Stelle di Spagna soavemente accompagnata dal romantico mandolino dei fratelli Briuolo, e poi un secondo passo doppio con Manuela di Rocco Granata.
Pena de l’alma, il valzer messicano di Capossela e Occhi neri hanno preceduto il fox suonato dal gruppo e poi cantato da lui.
In seguito è stata la volta della polka, preceduta dall’esibizione del brano del cantante di Apricena, Matteo Salvatore: Proverbi paesani e poi Chi muore, muore chi campa, campa; la serenata al contrario ossia Ingiuriata e una polka dedicata agli sposi.
“Peppino” il violinista ha presentato Il naso, seguita da una mazurka klandestina durante la quale Capossela ha gettato il riso sul pubblico proprio come si fa con gli sposi che escono dalla Chiesa; poi c’è stata la versione locale di Io ti amo ma ti lascio a… San Valentino, questa canzone infatti viene adattata proprio in base alla “location” dei suoi concerti e i tre comuni citati nella canzone sono stati San Valentino in Abruzzo Citeriore, Ortona e Francavilla.
Prima del “taglio della torta” è stata la volta della quadriglia con, di nuovo, un giro di polka, e L’uomo è vivo (inno alla gioia); la scatenatissima tarantella Il ballo di San Vito e Ovunque proteggi, canzone capolavoro diversa dalle altre, in cui si parla dell’abbandono e del senso di malessere che ne deriva, e con questa canzone Capossela ha sottolineato che: “gli sposi sono uniti” e dunque sono stati accompagnati da una serenata da parte della “Banda” di buon auspicio per la nuova vita.



