L’AQUILA – “Lei si dichiara antifascista?”, a rompere il clima idilliaco della giornata di inaugurazione dell’Aquila capitale della Cultura, e a far perdere le staffe al sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, di Fratelli d’Italia, è stata una domanda del giornalista Salvatore Gulisano, della trasmissione Piazza Pulita, di La7, condotto da Corrado Formigli.
Il sindaco, che è anche giornalista, ha risposto piccatissimo: “Non ha capito la battuta ironica, mi dispiace per lei, un giornalista dovrebbe essere più attento a certe sfumature altrimenti non capisce la complessità della vita”. Quindi magari la prossima volta gliela rispiego con calma, da soli”.
Il riferimento è quanto affermato da Biondi in una lunga intervista al quotidiano Il Centro, in cui a domanda pressoché identica, aveva risposto “non mi considero anti-nulla. Al massimo anti-juventino”, e alla domanda “E si direbbe anti-fascista, come il vostro ex maestro Fabio Rampelli?” Biondi aveva ribadito, “No. Ho giurato fedeltà alla Costituzione, con tutto quello che comporta. Togliatti ha fatto l’amnistia nel 1948”.
E dunque Gulisano ha chiesto: “Sindaco, parlando di cultura, è importante capire a quale cultura facciamo riferimento. Lei il giorno prima di questa inaugurazione ha rilasciato un’intervista in cui si è dichiarato con una battuta anti-juventino ma non antifascista. Ecco, ce la facciamo oggi davanti al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a fare una dichiarazione di antifascismo visto che si inaugura l’Anno della Cultura?”.
Per poi incalzare dopo la prima risposta: “All’Aquila al Festival del Libro ci sono libri della casa editrice Altaforte”, casa editrice dichiaramente di destra, e “si celebra il premio Gioacchino Volpe”, storico paganichese che ha aderito al fascismo senza pentimenti per poi diventare monarchico caduto il regime, quindi, ha incalzato ancora Gulisano “vorrei capire di che eventi si parla in questo anno dell’Aquila capitale della Cultura, visto che non si dichiara antifascista”.
Mostrando crescente nervosismo, Biondi ha dunque risposto, “Gioacchino Volpe è uno dei più importanti storici italiani ed internazionali, anche questo dovrebbe studiare. Al Festival del Libro è venuto anche, per esempio, Marco Travaglio, sono venuti pensatori ed intellettuali di ogni schieramento, di ogni parte politica e di ogni sensibilità, perché la cultura è libertà. Quella che lei ci sta impedendo con questi suoi modi provocatori e vessatori”.
Ancora Gulisano, riferendosi ancora a passaggi dell’intervista al quotidiano Il Centro, “lei ha dichiarato di aver partecipato ad eventi con il ‘presente’ e con la croce celtica, lo rifarebbe?”
“Certo – ha risposto con fermezza Biondi -, io credo e lo dico liberamente che delle persone che si riuniscono per celebrare delle vittime di cui tra l’altro in alcuni casi non si conoscono gli assassini, ma si sanno i mandati, abbiano tutto il diritto di farlo nei limiti delle leggi e nei limiti della convivenza pacifica”, con riferimento alla commemorazione di Acca Larenzia a Roma del pluriomicidio a sfondo politico avvenuto il 7 gennaio 1978, per opera di un gruppo armato afferente alla estrema sinistra.
“Quindi anche con il presente e con il braccio teso?, ha insistito il giornalista, e ha precisato Biondi, “ho detto il ‘presente’, non ho detto il braccio teso”.
Poi alla domanda di un altro inviato, ha aggiunto, “non sono fascista, non sono anti nulla, non sono neanche anticomunista, perché penso che sia importante confrontarsi con le ideologie, con la serenità di chi non è un manicheo. E io non sono un manicheo, sono laico, nonostante la mia formazione che come è noto a tutti, è stata fatta per intero nelle file della destra italiana”.
Poi Biondi ha spiegato nel prosieguo delle domande: “faccio mio appello sulla difesa dell’umanesimo del presidente Mattarella di oggi, la cultura è rispetto delle persone, la cultura è confronto, la cultura è anche contaminazione, tutti coloro che si schierano dalla parte opposta sono dei nemici della cultura e un po’ anche nemici dell’uomo”.
Sul significato profondo dell’anno della Cultura ha dunque concluso: “La cultura è uno degli elementi che raccontano la storia, ma che servono anche a scrivere la storia. Noi abbiamo l’ambizione che attraverso questo anno si possano costruire delle basi solide per consentire soprattutto ai giovani di queste terre di esercitare il diritto di restare, che è la massima espressione della libertà, potersi costruire un futuro in questi luoghi complessi, talvolta ruvidi, che troppo spesso non hanno avuto le attenzioni che meritavano. Attraverso il racconto dell’Aquila vorremmo raccontare un’Italia che è in grado di far sentire ognuno cittadino dei propri luoghi e che garantisca ad ognuno di formarsi, di vivere, di realizzarsi nei luoghi che si sceglie, non in quelli a cui sono obbligati”. Filippo Tronca





