L’AQUILA – “Essere per noi Capitale italiana della cultura per non significherà solo un cartellone di eventi che inizierà il 1 gennaio del 2026 e si concluderà il 31 dicembre, ma un progetto che intende affermare e consolidare un brand, una identità della città negli anni a venire, creare un modello che possa essere replicabile e avrà che ha come elemento qualificante il coinvolgimento dell’intero territorio e delle nuove generazioni”.
Manca più di un anno al fatidico 2026, quando L’aquila sarà capitale della cultura , e nell’intervista ad Abruzzoweb, il sindaco Pierluigi Biondi, di Fdi, ribadisce quali dovranno essere i macro obiettivi, a cui già si comincia a lavorare, per poter sostanziare quello che è il dossier con cui L’Aquila ha vinto la concorrenza delle altre città in lizza, quella di “L’Aquila Città Multiverso”, ovvero “un programma di sperimentazione artistica per la creazione di un modello di rilancio socioeconomico territoriale a base culturale capace di proiettarla verso il futuro seguendo i 4 assi della Nuova Agenda Europea della Cultura: coesione sociale, salute pubblica benessere, creatività e innovazione, sostenibilità socio-ambientale”.
E proprio i sindaci e i delegati delle dieci finaliste, ovvero Alba, Agnone, Gaeta, Latina, Lucera, Maratea, Rimini, Treviso e dell’Unione dei Comuni della Valdichiana Senese sono arrivate in città. il 14 novembre in occasione della terza edizione di Cantiere Città, iniziativa promossa dal Ministero della Cultura e dalla Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali.
Spiega Biondi, “abbiamo dato corso alla promessa fatta all’indomani della proclamazione, quella di coinvolgere le città candidate che hanno degli ottimi dossier, in cui ci sono spunti molto interessanti. Per i nostri ospiti è stata l’occasione di immergersi nel clima di una città in ricostruzione, abbiamo avuto anche dei momenti interessanti di confronto per mettere insieme le nostre esperienze e condividere gli obiettivi”.
Venendo poi al concetto di L’Aquila città multiverso, spiega il sindaco: “dobbiamo partire dalla complessità di un territorio come quello dell’Aquila ma in generale di quello dei comuni colpiti da momenti di frattura importanti rappresentati da un sisma Non a caso siamo partner della città di Rieti, e più in generale delle aree interne appenniniche. E dovremo misurare il benessere che genera la cultura, noi non non ci accontentiamo di un riconoscimento a consuntivo. L’Aquila è già una città di cultura, dove si sperimentano tanti stili, dove ci sono realtà molto consolidate, ed ora siamo chiamati a fare una cosa in più, come il coinvolgimento dei giovani, l’utilizzo delle nuove tecnologie, la sottrazione della cultura da un controllo politico asfissiante, sperimentato negli anni passati, che aveva reso sterili le istituzioni culturali. Dall’altro lato occorre favorire la capacità di rinnovamento delle istituzioni culturali, e più in generale della cultura, attraverso il coinvolgimento delle forze vive che esistono in città ma anche delle tante che vogliamo attrarre da fuori”.
Tornando dunque ad immaginare il futuro della città dopo il 2o26, conclude il sindaco: “l’essere capitale della Cultura significa lasciare un segno duraturo, fare in modo che da quel momento in poi nulla sarà come prima. Faccio l’esempio di Matera, capitale europea della cultura nel 2o19: ha visto una trasformazione incredibile, i suoi Sassi che erano la vergogna d’Italia nella concezione dei politici della prima Repubblica, sono ora elemento di tradizione di identità e di rilancio culturale. Noi dobbiamo far leva sul fatto che 15 anni fa in pochi avrebbero scommesso su L’Aquila devastata dal sisma, e invece oggi è rinata, è una realtà affermata e solida nel panorama nazionale. Gli albergatori per esempio dicono che ormai a L’Aquila si viene appositamente per visitarla e non più soltanto come luogo di passaggio”.






