L’AQUILA – Figli di due crateri sismici. È il paradossale destino di cittadini dell’Alta Valle dell’Aterno, già alle prese con la ricostruzione della loro abitazione danneggiata dal terremoto del 6 aprile 2009, e che si trovano, ora, a dover far fonte anche ai danni ulteriori provocati dal sisma che il 24 agosto scorso ha devastato la vicina Amatrice.

Per loro l’iter di ricostruzione, già difficile, rischia ora di complicarsi ulteriormente, anche dal punto di vista burocratico.

Sulla base delle prime norme emanate si crea, infatti, una sovrapposizione tra territori terremotati che potrebbe portare a un corto circuito sulla competenza e sui finanziamenti: tilt che solo una nuova norma interpretativa potrà risolvere.

Ad AbruzzoWeb ammette l’esistenza del caso anche Paolo Esposito, responsabile dell’ufficio speciale per la ricostruzione dei comuni del “cratere” del 2009 (Usrc), anche se, a suo dire, “non è un problema, ma solo uno dei punti prioritari da trattare”.

La stura l’ha data il Consiglio dei ministri numero 126 del 25 agosto scorso, il giorno dopo la scossa di magnitudo 6.0, che ha deliberato lo stato d’emergenza per i territori colpiti e stanziato i primi 50 milioni di euro destinati agli interventi di immediata necessità, coordinati dalla Protezione civile.

Il governo ha chiesto al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan di adottare un decreto di differimento dei tributi, il blocco di tasse e bollette, per i soggetti residenti nei Comuni nei quali il terremoto ha provocato danni strutturali di gravità tale da impedire l’assolvimento degli obblighi fiscali da parte dei cittadini.

Il decreto ancora non esce, ma già in quella sede era stata individuata una lista che, oltre a territori di Lazio, Umbria e Marche, comprende cinque amministrazioni abruzzesi: si tratta di Montereale, Capitignano e Campotosto in provincia dell’Aquila e di Valle Castellana e Rocca Santa Maria in provincia di Teramo.

Ebbene, i tre territori dell’Aquilano rientrano già nella lista di 56 Comuni che venne varata dopo la tragedia aquilana.

Campotosto è l’unico presente dall’inizio, dal primo elenco del decreto numero 3 del 16 aprile 2009, gli altri due sono subentrati nei successivi allargamenti del cratere “elastico” come venne definito.

Quanto ai due Comuni teramani, anch’essi hanno avuto danni dal sisma del 2009 e, pur non facendo parte del “cratere”, rientrano tra i 29 territori che, comunque, dipendono dall’attività dell’Usrc.

Sebbene la governance dell’emergenza ha già chiarito che essere nella lista di chi avrà le tasse sospese non equivale alla certezza di rientrare nel nuovo cratere, in ogni caso già così si crea l’impasse.

A quale gestione risponderanno questi 5 enti e i loro cittadini? A quella ordinaria dell’ufficio speciale di Paolo Esposito o a quella commissariale di Vasco Errani? O addirittura a entrambe, a seconda dell’epoca dei danni? Chi si occuperà, in questo caso, di discernere il prima e il poi?

E i fondi da dove arriveranno? Da quelli già stanziati nella finanziaria 2016 dal governo Renzi per L’Aquila oppure da quelli che saranno programmati, in futuro, per Amatrice, Accumoli e Arquata? Domande, al momento, senza risposta.

“Una volta che le squadre avranno fatto il censimento dei danni, già cominciato, si capirà quale norma e quale fonte di finanziamento andranno applicate – risponde Esposito, prudente – Non mi sbilancio, il mio ruolo è solo quello di fornire dati al governo e ogni utile indicazione a chi dovrà decidere. Se poi chiederanno un nostro parere, lo forniremo”.

C’è anche la questione dei piani di ricostruzione, gli strumenti di programmazione degli interventi per ciascun centro abitato, L’Aquila compresa, dalla genesi tormentata (soprattutto nel capoluogo) ma ormai da anni definitivamente passati come modello e già approvati nei casi di Montereale, 78 milioni, Campotosto, 73 milioni, e Capitignano, 31 milioni.

“Non mi preoccupa neanche la vicenda dei piani, l’importante sarà capire quale norma dovrà regolare la concessione del contributo per l’edilizia danneggiata o aggravata in questi territori”, conclude Esposito.