L’AQUILA – Qualcuno è stato rapito in casa, strappato alla sua cuccia, qualcun altro è stato prelevato con l’inganno, mentre passeggiava accanto al suo padrone, distratto con la scusa di una carezza.
Sono solo alcune delle tantissime storie raccontate sulla pagina Facebook “Cani Rapiti”, aperta e gestita da Franca e Maria Luisa, due signore rispettivamente dell’Aquila e di Trieste, unite dall’amore per gli animali.
Sulla bacheca virtuale si leggono centinaia e centinaia di richieste d’aiuto per ritrovare i propri amici a quattro zampe, con molta probabilità rapiti da chissà chi. Richieste che arrivano da tutta Italia per un fenomeno, quello del furto di animali, sempre più importante.
“Innanzitutto – spiega Franca ad Abruzzoweb – non ci piace la parola ‘furto’. Gli animali non sono oggetti, ma esseri viventi. La nostra battaglia principale è infatti ottenere l’istituzione di un reato ad hoc, quello del rapimento di animali, con pene ovviamente più severe rispetto ai semplici furti di oggetti”.
Proprio per questo hanno richiesto un incontro a Michela Brambilla, ex ministro e attuale presidente fondatrice della Lega italiana per la difesa degli animali (Leida).
Il movimento sui cani rapiti è nato da un episodio accaduto all’Aquila due anni fa.
“A maggio del 2012 notai, fuori da un supermercato, una persona che chiedeva l’elemosina con un cagnolino di razza maltese. Ho fatto domande sul cane, dopo un po’ me lo ha proposto in vendita. Con la scusa che volevo farlo vedere a mia figlia, gli ho dato appuntamento al pomeriggio. Si è presentato con altre tre persone, quando mi ha dato il cane per vederlo non l’ho più molllato. A quel punto sono arrivati i carabinieri, che avevo avvisato, insieme a un veterinario della Asl, che attraverso il microchip ha visto che il cane era stato rapito due mesi prima a Chieti. Impossibile descrivere la gioia della padrona, che si è precipitata subito in città a riprendere il suo animale, che era stato portato via durante un furto in casa, insieme a oggetti e gioielli”.
Le quattro persone sono state denunciate e “la sera stessa erano in giro, a piede libero”, sottolinea Franca.
Da quel momento, attraverso approfondimenti fatti insieme all’altra animalista Maria Luisa, “ci siamo rese conto che si tratta di un brutto fenomeno sempre più diffuso. Vengono presi per lo più cani di razza, rubati per essere rivenduti, o usati per la riproduzione oppure per i combattimenti, e questo accade specialmente al Sud Italia”.
Scopo del movimento, oltre l’istituzione del reato specifico, è anche la creazione di un database che possa raccogliere informazioni e foto sui presunti rapimenti, che sia comune alle varie forze dell’ordine.
“Un’altra cosa importantissima è la dotazione ai corpi di polizia (vigili urbani, polizia, carabinieri) del lettore dei microchip. Spesso, in particolar modo i vigili urbani, non intervengono proprio perché sostengono di non avere il lettore”, spiega ancora Franca.
Intanto nei prossimi giorni verrà attivato il sito Internet www.canirapiti.it dove inserire foto e informazioni così da avere la tracciabilità dei cani che vengono ritrovati.



