L’AQUILA – “Dopo aver smaltito per qualche ora la tensione del processo appena conclusosi, voglio esprimere la mia personale soddisfazione per l’assoluzione ottenuta pur non potendo esimermi dal constatare che il pressappochismo di chi ha condotto le indagini prima – svolgendo la sua attività galleggiando sul superficiale e sulla facilità dell’approssimazione senza la cura e la precisione che la vicenda meritava – ed il processo in Tribunale poi hanno irrimediabilmente infangato la mia persona e la mia storia imprenditoriale ma, al di sopra di tutto, hanno messo in ginocchio una società dalla storia cinquantennale qual è quella della Marinelli ed Equizi s.r.l. determinando il licenziamento di persone, padri di famiglia, che avevano lavorato insieme a me per decenni”.

Si sfoga così l’imprenditore edilie aquilano Enzo Romano Marinelli, assolto il 3 febbraio in Corte d’appello dell’Aquila, assieme all’imprenditore Ettore Barattelli, nel processo su presunti favoritismi nell’assegnazione dell’appalto, di circa 11 milioni di euro, per la ristrutturazione della ex caserma Campomizzi dell’Aquila, avvenuto nel corso dell’emergenza post terremoto 2009.

Il giudice Aldo Manfredi, ha ribaltato quindi la condanna di primo grado; i giudici avevano infatti condannato ad aprile 2018 (con i benefici di legge) Barattelli alla pena di 1 anno e 6 mesi e Marinelli a 2 anni di reclusione, oltre al divieto delle loro due società F.lli Ettore e Carlo Barattelli e Marinelli ed Equizi, a contrattare con la pubblica amministrazione per 2 anni, (pena poi sospesa).

Secondo l’accusa, rappresentata dal pm Stefano Gallo, i due avrebbero fatturato lavori altrui compiendo una “operazione truffaldina finalizzata a ottenere un profitto illecito rappresentando come propria un’attività svolta da un altro soggetto imprenditoriale”. I giudici di appello hanno cancellato ogni macchia.

I due imprenditori sono stati difesi dagli avvocati Antonio Milo e Cesidio Gualtieri, con il collegio difensivo composto, nella sua integralità, dagli avvocati Massimiliano Placidi (per Enzo Romano Marinelli e per la Marinelli ed Equizi srl) e Massimo Bevere e Fiorella Fischione (per Barattelli e per la Ettore e Carlo Barattelli srl). 

“Parliamo di una società  – afferma ora Marinelli – che, senza una valida ragione essendo sin dall’inizio evidente l’assoluta inconsistenza dei reati ipotizzati dal Pubblico Ministero, si è vista sequestrare l’intero suo patrimonio immobiliare ingessando l’attività di impresa che traeva linfa proprio dai proventi derivanti dal suo patrimonio. Un patrimonio prudenzialmente valutabile in almeno 10-15 milioni di Euro che è stato sottratto alla disponibilità della Marinelli ed Equizi s.r.l. per garantire un indebito arricchimento ipotizzato dalla Procura di circa 2 milioni e mezzo di euro. Con tale atto, al danno dell’illegittimità della misura cautelare disposta, si è aggiunta infatti la beffa di una valutazione degli immobili sequestrati assolutamente priva di riscontri oggettivi ed assolutamente penalizzante rispetto all’effettivo valore economico e commerciale degli stessi”.

“La sentenza resa dalla Corte d’Appello di L’Aquila – prosegue Marinelli – mi ha restituito la dignità di uomo che nell’esercizio della propria attività imprenditoriale ha sempre agito nel massimo rispetto delle regole e che si è sentito intimamente orgoglioso ed onorato di aver avuto l’occasione di aiutare L’Aquila ed i propri concittadini mediante la realizzazione di alloggi per centinaia di persone sfollate in soli 70 giorni; sembra sia passato un secolo ed invece porto ancora addosso le emozioni, sia positive che negative, provate in quel periodo frenetico.

“Il mio pensiero ed il mio più sentito ringraziamento va a tutti i dipendenti – prosegue Marinelli -, subappaltatori e fornitori della Marinelli ed Equizi s.r.l. che hanno contribuito alla realizzazione dei lavori all’interno della Caserma Campomizzi (alloggi e strutture di cui L’Aquila, gli aquilani ed i studenti fuori sede beneficiano ancora oggi)e che per colpa di un processo scellerato oggi non lavorano più con me, ai miei familiari e alle persone care che in oltre sei anni di processo non hanno mai dubitato della mia rettitudine morale nonché, infine, agli avvocati Cesidio Gualtieri e Massimiliano Placidi che sin dall’inizio hanno profuso tutto il loro impegno e la loro professionalità per portare a galla la verità facendola emergere dal cocktail balordo di faciloneria, indifferenza, apatia, malcostume e bigottismo che la imprigionava”. 

“Mi faccio forza ripetendomi ciò che mi sono detto in tutto questo tempo: ‘non temo le parole dei violenti, ma il silenzio dei giusti’- augurandomi che l’accaduto consenta a tutti di fare una riflessione profonda sull’importanza dei propri ruoli e dei propri compiti tenendo conto di quanti danni si possono causare galleggiando nel ‘dice che’,  tanto caro a noi aquilani”, conclude l’imprenditore.