LANCIANO – “La vicenda aquilana, la brutta e tragica vicenda aquilana, ha evidentemente insegnato poco, anzi niente. Leggendo le dichiarazioni, per alcuni versi davvero molto ciniche, del capo della Protezione civile rivolte ai cittadini dei Campli Flegrei, si appalesa una vena di distacco e disinteresse per tutto quanto è il rischio e per tutto quanto rappresenta la prevenzione”.
Così, all’Adnkronos, Maria Grazia Piccinini, avvocato di Lanciano (Chieti), che nel terremoto del 6 aprile del 2009 all’Aquila ha perso, nel crollo di una palazzina, la figlia Ilaria Rambaldi, studentessa di Ingegneria.
“Purtroppo – evidenzia – dopo anni in cui si è acclarato che, alla popolazione, va detta la verità e che per tutelare bisogna agire in prevenzione, facendo scelte politiche e tecniche adeguate e tempestive, ancora ci sono in giro persone che si permettono di sottovalutare non solo il rischio, ma addirittura che il rischio lo danno lo per scontato ed addirittura per certo, mettendo in conto come fosse inevitabile, l’evento del crollo dei palazzi e la conta dei morti”.
“In verità – aggiunge – non è così: qualsiasi persona di buon senso dovrebbe aver capito ormai dal terremoto dell’Aquila che tanto dolore ha seminato a causa dei pessimi comportamenti di taluni, che nelle zone al alto rischio la prevenzione deve essere quotidiana, che i comportamenti devono essere virtuosi, che le costruzioni devono essere fatte in un certo modo, in certi luoghi, evitandone altri, altrimenti si dà ragione a coloro che allargando le braccia in modo impotente e rassegnato, aspettano solo i crolli e la conta dei morti”.
“Ci si muova – dice l’avvocato Piccinini – finché si è in tempo, per evitare la conta dei morti, un’altra conta di morti. I rischi, sia sismico che idrogeologico, che di qualsiasi natura, devono essere affrontati in modo tempestivo e costante, non barricandosi dietro la scaramanzia del ‘ma perché dovrebbe succedere qua?’ oppure ‘ma sempre a noi deve accadere?’… Queste sono domande che gli amministratori saggi ed i politici visionari, che vogliono mettere in sicurezza un territorio gravemente a rischio, per salvaguardarne i tesori storici, architettonici ma soprattutto la popolazione, non possono porsi”.
“Se una zona è sismica, o vulcanica o franosa, non sarà il nascondere la testa sotto la sabbia o il non affrontare il problema che salverà il territorio dal problema e dai lutti quando si verificheranno gli eventi. Ma purtroppo ancora oggi, si continua a ragionare senza alcuna attenzione alla prevenzione, forse perché la prevenzione costa, incuranti che la prevenzione, però, salva le vite”.






