L’AQUILA – Salta la fusione delle Camere di commercio dell’Aquila e di Teramo.

Il consiglio camerale di Teramo ha votato all’unanimità, nel pomeriggio, la revoca della delibera del 2016, che aveva sancito l’accorpamento con la Camera di commercio dell’Aquila.

Un dietrofront totale dell’ente camerale teramano che ha votato compatto, presenti 20 consiglieri su 27. Il presidente, Gloriano Lanciotti, aveva confermato, in una recente riunione con l’assessore alle attività produttive, Mauro Febbo, la volontà di interrompere il percorso, avviato tre anni fa, per la formazione della Camera di commercio Gran Sasso d’Italia. Decisione motivata da Lanciotti con la mancanza di un quadro normativo di riferimento chiaro. Diametralmente opposta la posizione dell’Aquila con il presidente, Lorenzo Santilli, che ha spinto sull’acceleratore per chiudere, in breve tempo, la partita.

Lo stesso Santilli ha inviato, qualche giorno fa, una lettera alla Regione, al ministero dello Sviluppo economico e a Unioncamere parlando di “fase di stallo della Camera di commercio dell’Aquila, ferma da due anni” a causa dei ritardi nella formazione del nuovo ente camerale. Adesso è muro contro muro.

L’atto ufficiale assunto da Teramo sposta la questione, anche sul piano normativo e regale. A redimere la questione sarà l’assessore Febbo che aveva annunciato, in caso di mancato accordo, la possibilità di commissariare le due Camere di commercio.

E’ certo, ormai, dopo lo stop dato da Teramo, che la nascita della nuova Camera di commercio Gran Sasso d’Italia è un’operazione saltata.

Una circostanza che ha scatenato diverse reazioni. 

A cominciare dal presidente di Confindustria L’Aquila Abruzzo Interno, Riccardo Podda, che ha chiesto “la convocazione immediata di tutte le associazioni di categoria della provincia dell’Aquila, da parte del presidente della Camera di commercio dell’Aquila, Lorenzo Santilli”, sostenendo che “la delicata questione che si è venuta a creare impone un confronto con le associazioni datoriali che operano sul territorio e che rappresentano, tutte, l’ossatura della Camera di commercio aquilana”. 

Dello stesso avviso il direttore Cna L’Aquila Agostino Del Re: “Ciò che fu propagandato come una scelta obbligata per una dimensione territoriale ed organizzativa adeguata e funzionale all’adempimento ottimale dei propri compiti istituzionali, in cui il nuovo Ente Camerale avrebbe rappresentato un rafforzamento per l’intera economia, costituita da: 155 comuni, 618 mila abitanti, 79.474 imprese registrate, 9 miliardi di valore aggiunto, 1,7 miliardi di export. Oggi ci troviamo difronte a un ripensamento,  non certamente positivo, per cui dovrà vederci uniti nella difesa del territorio della provincia dell’Aquila al fine di scongiurare ogni dannosa conseguenza socio economica”.

Dal Movimento 5 Stelle, invece, il consigliere regionale Marco Cipolletti esprime “soddisfazione” per “la decisione del consiglio camerale della camera di commercio di Teramo di procedere alla revoca della delibera di fusione con L’Aquila, evidentemente una decisione all’epoca frettolosa, ma sicuramente frutto di una sorta di induzione all’errore che trasse in inganno i vertici camerali teramani”.

E il consigliere regionale del Pd, Dino Pepe chiede che “tutti rispettino il volere dell’Ente camerale, delle associazioni imprenditoriali che lo compongono e dell’intero territorio teramano che, negli scorsi mesi, si era schierato apertamente, ed in maniera trasversale, contro questo accorpamento”.