L’AQUILA – Incontentabile, voleva “soldi e punti” Ercole Di Nicola, il responsabile dell’area tecnica dell’Aquila Calcio arrestato nel nuovo scandalo calcioscommesse, nel combinare una vittoria della sua squadra nella partita del 15 novembre 2014 in trasferta contro il Santarcangelo, vinta 0-1 dagli abruzzesi, come emerge dalle intercettazioni telefoniche depositate nel fermo di indiziato di reato.

Una trattativa nella quale si appoggia all’ex calciatore Fabio Di Lauro, al magazziniere dello stesso Santarcangelo Daniele Ciardi, e all’ex giocatore e capitano dell’Aquila Mirko Garaffoni.

Più defilato il ruolo degli investitori stranieri, con i quali viene portata a termine una trattativa fino a pochi minuti prima della partita, ma non va a buon fine, anche se loro sfruttano lo stesso la dritta appresa, la vittoria dell’Aquila, per scommetterci su e incassare forti somme.

La partita viene combinata ingaggiando tre calciatori del Santarcangelo, Guidoni, con il quale Di Nicola parla direttamente promettendo il trasferimento nel capoluogo per gennaio “per puntare alla serie B”, e i due di colore Traorè e Obeng, uno dei quali però si ammala con la febbre a 39.

Le trattative inizialmente puntano a un pareggio, “l’abbraccio” viene chiamato in codice, con 5-6 giocatori già disponibili, ma Di Nicola non ne vuole sapere, L’Aquila deve vincere e lui deve essere pagato per la combine e le informazioni. In questo caso almeno la seconda richiesta non andrà a buon fine.

“NE DEVE VALERE LA PENA”

Nove giorni prima della partita, il 6 novembre, Michele Jovicic chiama Di Nicola e propone: “Possiamo fare per la prossima settimana qualche gioco con te?”. La risposta è positiva, “Eh… a favore!…”, insomma il ds rossoblù vuole vincere. L’accordo è confermato, “Si può fare?”, chiede ancora Jovicic, “A favore, si…”, ribatte l’altro.

Gli stranieri, avendo in Di Lauro il loro primo riferimento in Italia, lo interpellano sulla fattibilità della combine Santarcangelo-L’Aquila, dopo averla proposta a Di Nicola. Il 10 Di Nicola viene di nuovo interpellato da Di Lauro che lo avvisa, “ci stanno dei 5 o 6 calciatori… ci sei tu dopo”, e lui controbatte: “Io posso ma deve valere la pena”.

Di Lauro chiama poi Ciardi e si parla di cifre, “Daniè… allora, ci sono 5.000 che quelli vogliono… Vediamo di trovare un accordo, lo troveremo… Cioè, questo qui non è un problema, parliamo domani io e te domani come possiamo fare, cosa vuole quell’altro e come si può fare…”.

Si fanno i conti anche sui volumi di gioco delle scommesse, “Parliamo con Ercole, no?… Se si eleva la voce del 2… Daniè stai sicuro che circolerà il 2…. Noi giochiamo l’x… L’x si può fare una buona cosa… L’x con over, l’x con… che paga 12…”.

Nel frattempo Di Nicola ribadisce i concetti già espressi tramite sms, “Non è tutto ok…deve valere la pena….prima”. Sempre un messaggino da Di Lauro arriva in risposta, “Dipende da te , si può fare bene anzi benissimo, se si fa bene e ti muovi da solo anche tu, con poco puoi arrivare a prendere anche 100 da solo, Più i loro”.

“Nel corso della conversazione Di Nicola, mettendo in chiaro i termini della sua partecipazione alla combine – spiegano i pm – precisava al complice che il suo prezzo non poteva essere inferiore a 50.000 euro (indicato 50), preteso per combinare il pareggio tra Santarcangelo-L’Aquila, sottolineando, ancora una volta, che detto compenso doveva essere corrisposto tutto e subito”.

Nuovo punto della situazione il 13, con Di Nicola che cerca di cambiare le carte in tavola, organizzando la combine con il finanziamento degli stranieri, ma su un risultato diverso, e cioè la vittoria della sua squadra invece che il pareggio con gol.

“Il problema sai qual è Ercole? Ti spiego… Che di loro… Ehm… Sono… Cinque… sei…”, obietta Di Lauro. Di Nicola, ci piazza anche una bestemmia. “Io voglio sapere… tu mi fai… mi fai un messaggio un attimino… e mi dici chi sono i più forti della squadra… capisci a me…”.

“NON PUO’ PRENDERE SOLDI E PUNTI”

La svolta a due giorni dalla partita, ma il risultato di vittoria dell’Aquila è sicuramente meno quotato alle scommesse di un pareggio con gol, e questo lascia perplessi tutti gli altri esponenti del gruppo.

Ne parlano tra loro Di Lauro e Ciardi. Quest’ultimo racconta la conversazione con il ds aquilano. “Lui mi fa: è difficile la X mi ha detto. Allora ha detto: proviamo il due!, pero gli ho detto: io c’ho due giocatori, di più non ne ho!”, Capito? Ho impostato la cosa per X gliel’ho detto..!”.

“Guidoni non gioca – elenca Ciardi – ho i due neri, e forse non gioca neanche coso… p.i. Salvatori”. I pm hanno verificato che Guidoni e Salvatori sono due giocatori del Santarcangelo e gli unici due giocatori di colore presenti nel Santarcangelo sono Francis Obeng e Mohamed Lamine Traorè.

Per Di Lauro, Di Nicola vuole troppo: “Deve capire che sta settimana qua lui non può prendere soldi e punti! mi segui?”.

Non avendo particolare fiducia della fattibilità dell’accordo, il dirigente rossoblù chiama l’ex capitano dell’Aquila Mirko Garaffoni, chiedendogli di saggiare l’affidabilità di Ciardi. “Lo devi chiamare.. dici guarda con Ercole non sbagliare!”. Garaffoni telefona a Ciardi, “Mi ha detto… ‘mi posso fidare’ e io ho detto… ‘sì’ se ti ha detto … ti puoi fidare…no… perché io mi fido di te… e io gli ho detto.. ‘fa conto che è come se sono io’”.

Si ribadisce, poi, la migliore fattibilità della combine con pareggio con gol rispetto a quella con vittoria dell’Aquila. “Te gli dici: ‘in quell’altro modo non ci sono problemi, c’è la sicurezza’… giusto? – fa il punto Garaffoni – In quest’altro modo la situazione è questa, se te le vuoi rischiare rischiatela te… io ne ho due, forse tre… la realtà è questa…”.

Un altro problema, il già citato Obeng ha la febbre, “sta male, 39 e mezzo di febbre, (bestemmia)”, impreca Ciardi con Di Lauro e quindi il numero di calciatori manovrabili è sempre più in bilico.

Garaffoni, la stessa sera del 13, richiama Di Nicola rendendogli conto della conversazione avuta con Ciardi. Sondate le capacità di Ciardi, Garaffoni garantisce all’amico che la partita con il Santarcangelo è facilmente alterabile combinando un pareggio.

“Secondo me… secondo me per quell’altro discorso l’ho sentito tranquillo, non c’è problema”, dice in riferimento al pareggio, mentre per la vittoria aquilana “Boh.. l’ho visto un po’.. c’è in difficoltà perché c’è… penso numericamente è una cosa … secondo me la forza non c’è.. ti dico la mia eh”, anche se “che ti devo dire, i soldi magari che cazzo ne so.. per cambiare qualcosa… io non lo so chi c’è… che ti devo dire… i giovani i (inc).. che cazzo ne sò io…”.

Il giorno prima della partita la situazione si fa delicata: “Sto guardando la formazione, non gioca nessuno di quelli… di quelli che devono giocare (imprecazione)!”, dice un allarmato Ciardi a Garaffoni. “Tu chi c’hai, i neri?”, chiede quest’ultimo. “Sì, i neri e la punta… ma non gioca…”, la risposta.

Dopo nuovi contatti, Di Nicola è irremovibile: “L’altra situazione non mi fido quindi non lo faccio!”, in riferimento al pareggio, anche perché “l’anno scorso con me si sono comportati male, quindi…”. “O si fa quella cosa là, se lui è in grado, la facciamo… altrimenti non facciamo niente”, taglia corto.

“ERCOLE HA VOLUTO CAMBIARE”

Sempre alla vigilia del match Di Nicola parla con il calciatore avversario Guidoni, e come dicono i pm sfoggia con lui “tutto il suo potere in seno al mercato calcistico, accreditandosi come il solo capace di valorizzare le doti del calciatore, al quale prometteva di portarlo a giocare nella ‘sua’ L’Aquila. Guidoni ne era ben lieto”.

“So che sei abituato a retrocedere ma con me si vince – dice il ds – Preparati perché è un operazione che a gennaio voglio fare”. “Magari direttore!”. “A gennaio ti faccio vincere per andare in B, che quella è la categoria che ti compete, va bene?”, fa lo spavaldo Di Nicola.

Siamo alla sera, Di Lauro incontra i complici stranieri all’hotel Accademia di Rimini. “Ercole ha voluto cambiare un po’… ha voluto cambiare, dice: ‘voglio vincere’… e quindi domani mattina quando viene qui parla con Uros, gli darà delle garanzie, gli dirà quello che gli deve dire, capito?”.

Domenica mattina, a poche ore dall’incontro, arriva il sospirato ok definitivo di Di Nicola. “La punta mi ha detto che va bene”, annuncia Ciardi, “E allora va bene”, sigilla l’aquilano. Di Lauro chiama Ciardi, “Che vogliamo fare, allora?” e Ciardi ribatte, “La facciamo”.

A ora di pranzo l’ultimo incontro in un ristorante di Recanati. “Gli stranieri – sintetizzano gli inquirenti -pretendevano garanzie da Di Nicola rispetto alla spesa che avrebbero dovuto sostenere per finanziare la combine e Di Nicola intendeva offrire nient’altro che altre due partite da combinare, che i ‘compari’ stranieri avrebbero potuto mettere a frutto”.

“L’AQUILA 20 E LE ALTRE 10”

All’incontro Di Nicola bussa a soldi. “…Io ho 4 o 5 situazioni nella giornata di oggi, però voglio capire loro quanto portano dietro… cioè, almeno… eh, eh… almeno la mia… L’Aquila 20… e le altre 10… capito?… Basta… ma stanno, come stanno messi loro economicamente?… capito?… eh… li portano dietro, non li portano… questo voglio capire…”.

Il prezzo che Di Nicola pretende dai complici stranieri, insomma, è di 20 mila euro (indicato con il numero “20”) per la notizia sulla combine della partita dell’Aquila nonché altri 10 mila euro (indicato con il numero “10”) per ciascuna informazione relativa alle altre 4/5 combine che asserisce avere in ballo in quella stessa giornata di campionato.

“Se non va come deve andare – l’unica apertura del ds aquilano – allora… i suoi se li riprende… poi, o io gli ridarò la somma sua nella settimana che (parola incomprensibile) oppure gli darò un’altra notizia..”.

“SE VUOI GUADAGNARE FAI FARE A ME”

Cinque minuti prima che cominci la partita tra il Santarcangelo e L’Aquila, Uros contatta un’utenza cui risponde un uomo che si esprime in lingua russa, allo stato non identificato, al quale Uros riferisce i termini dell’accordo che sta raggiungendo con Di Nicola.

Uros illustra al russo le possibilità di guadagno di cui potrebbero approfittare scommettendo sulla partita combinata nel circuito asiatico e a lui fa capo per avere il consenso a siglare l’accordo nei termini che sta concludendo con Di Nicola.

Il russo è d’accordo a giocare “20” ovvero 20 mila euro puntando sulla vittoria dell’Aquila, avendo appreso da Uros che Di Nicola assicura di avere a disposizione tre calciatori della squadra avversaria “…tre giocatori…due difensori e un attaccante…”.

L’accordo non va a buon fine perché nessuna delle parti in causa vuole anticipare subito i soldi. La partita finisce 1-0 per rossoblù e i complici stranieri “sfruttano” comunque l’informazione ormai acquisita, cioè la vittoria combinata, e pur non avendo finanziato la combine, considerano che Di Nicola proseguirà in tal senso con i suoi complici (Ciardi e Di Lauro) e quindi scommettono sul risultato alterato.

Un regalo per cui Di Nicola si lamenta con Di Lauro. “Partiamo da trenta poi andiamo a finire a venti poi quindici poi dieci poi cose poi quello cioè…poi…fai fare a me! fai fare a me! perché questi di solito, l’altra volta tutti precisi! eh… invece noi facciamo sempre le cose agli altri, facciamo sempre regali agli altri…eh…tu se vuoi guadagnare devi lasciar fare a me…”.