L’AQUILA – “Rispedite Specchioli a casa”.
Monta la protesta all’Aquila per le dichiarazioni del vice presidente dell’Amiternina, Pasquale Specchioli, rilasciate ieri ad AbruzzoWeb durante la presentazione ufficiale della squadra e della società di Scoppito (L’Aquila) con le quali l’ex presidente dell’Aquila Calcio ha rimarcato il fatto che nel capoluogo abruzzese si riesce a fare calcio solo grazie ai soldi per la ricostruzione post-sisma 2009.
“Bisogna dire una cosa: il calcio ha tratto linfa da quel brutto evento. Una triste constatazione ma bisogna farla. Dei soldi per il calcio sono arrivati da questo, avrei preferito un calcio più in difficoltà e L’Aquila ancora sana”, le parole di Specchioli in risposta a una domanda sulla sua Amiternina, passata dalle mani di Maurizio Colantoni, che di mestiere fa l’mprenditore edile, e sull’Aquila Calcio degli imprenditori edili Corrado Chiodi, presente alla serata dei giallorossi scoppitani, ed Elio Gizzi.
Non si è fatta attendere la risposta ufficiale della società rossoblù, che critica Specchioli ma loda l’Amiternina.
“Ci sono delle volte nelle quali è difficile rispondere. Sono quelle nelle quali il confine tra due mondi, quello del tragico e quello del ridicolo si sfiorano. L’Amiternina Calcio è una esperienza sportiva da imitare. Dirigenti appassionati di un Comune che cresce, anni di sacrifici ripagati da risultati sportivi eccellenti, tanti amici e tanti percorsi condivisi”, scrive L’Aquila Calcio.
“Ora proprio ieri, nella festa di presentazione della nuova stagione in serie D – continua – in un clima mutato, condizionato in passato da qualche equivoco, nuovamente aperto alla collaborazione tra L’Aquila Calcio e la Società di Scoppito, atterra su questo scenario un nuovo dirigente dei giallorossi, redivivo del calcio. Usiamo ‘atterra’ al proposito, sottintendendo con questo una condizione che assomiglia a chi parla senza sapere, al moralizzatore dell’ultima ora, al giudice supremo. Perché, secondo questo pulpito, il Calcio a L’Aquila cresce e vince grazie al terremoto e che sarebbe stato preferibile un calcio “più in difficoltà” e qualche vittima in meno. Ora non è difficile stabilire se sia preferibile una squadra in C1 o un terremoto, poiché lo stadio della valutazione sarebbe primitivo, per quanto ci si possa sforzare gli aquilani che tutto sono tranne dei primitivi (ricordiamo chi, non aquilano, rideva la notte del sisma), non hanno bisogno di porsi domande retoriche”.
“Ci sforziamo di dettagliare l’interrogativo – prosegue la nota – certo se non ci fosse stato il terremoto non avremmo avuto tanti campi di calcio in sintetico, in primis proprio quello di Scoppito, frutto di una bellissima gara di solidarietà a cui siamo tutti grati. Se non ci fosse stato il terremoto non avremmo avuto, ad esempio, l’Auditorium di Renzo Piano, il Pala Angeli, l’Auditorium del Conservatorio, il Centro per l’Autismo a Collemaggio e via di seguito in un lungo elenco. Sfugge poi il senso di questioni, quali quelle se sia giusto o meno, perché è sicuramente legittimo, che un imprenditore edile aquilano faccia crescere la sua azienda, lavorando nella ricostruzione”.
“Non sfugge invece la questione relativa agli imprenditori – la precisazione – in specie non aquilani, che con la ricostruzione si arricchiscono molto più dei locali e non lasciano un euro in città per nessuna iniziativa. Sul concetto di sano del Dirigente dell’Amiternina a proposito dell’Aquila Calcio, non ci soffermiamo, sarebbe un po’ come chiedersi se gli imprenditori del settore chimico siano quelli che inquinano i fiumi, i laghi, i mari”.
“Per concludere crediamo che non ci sia nessuno che rinuncerebbe a tutto, anche solo se una vita tornasse a casa, ma questo il de cuius non può saperlo, viene da fuori”, chiosa la società aquilana. Ma i dirigenti dell’Amiternina, quelli sani veramente, una cosa utile potrebbero e dovrebbero farla: rispedirlo a casa”.






