CELANO – Oggi Ermanno Piccone è un presidente stufo, deluso, amareggiato del menefreghismo della città.

Al di là dei deludenti risultati e di una retrocessione ormai prossima, Piccone racconta ad AbruzzoWeb come non ci sia più la passione di un tempo e quindi, la domanda sorge spontanea: “Chi me lo fa fare?”.

“Sono pronto a vendere la società – spiega Piccone – la delusione è tanta, abbiamo fatto tanti errori ma quello che più mi fa male è non vedere più la passione della gente. In questa categoria, ci rimetti solo tanti soldi ma se prima aveva un senso perché era gratificante regalare emozioni ai tifosi, ora un senso non lo ha più. La società è sana, non ha un euro di debiti, chi è interessato si faccia avanti”.

È una decisione irremovibile quella di Piccone, che recita il “mea culpa” per una stagione dove nulla ha funzionato.

“Finché la matematica non ci condanna – aggiunge Piccone ad AbruzzoWeb – ci crederemo ma le speranze sono molto flebili. I nostri errori li abbiamo fatti, mi prendo le mie responsabilità ma è stata anche colpa del caso, vedi il Melfi, ad esempio, che ha vinto con Chieti e Giulianova e si è rimesso in corsa. In cinquant’anni di calcio pensavo di avere tutto sotto mano, invece, in un minuto ti accorgi che c’è sempre qualcosa da imparare”.

Ora bisogna onorare la maglia e tirare la carretta fino a giugno. Poi? “Non presenterò domanda di ripescaggio, non ha senso. Se nessuno si farà avanti, consegnerò la squadra al sindaco come nella prassi. La famiglia Piccone lascerà la società, questo è certo. Spero che il mio passo indietro faciliti il recupero di una solidarietà che in città ormai è andata perduta”.  (g.giar)