L’AQUILA – Ha dato il via a una lunga domenica di festa il triplice fischio di Poggiobarisciano-Real L’Aquila (3-0), con la promozione in Prima Categoria della squadra di mister Luigi Durastante.
Festeggiamenti e brindisi a oltranza per il club aquilano del patron Danilo Taddei, che ha compiuto il salto di categoria con cinque giornate d’anticipo.
Ai festeggiamenti sul campo di Poggio Picenze, è seguita la cena con squadra e società nell’osteria della Posta del paese dell’Aquilano.
Felici, anche se provati dalla lunga notte di divertimento il capitano, Federico Fonti, e il vice capitano, Aladino Di Marco, entrambi bandiere del Barisciano che, a seguito della fusione, dopo il sisma del 6 aprile 2009, con il Picenze ha preso il nome di Poggiobarisciano.
Capitano della formazione aquilana, il difensore Fonti, classe ’82, è pieno di goia. “Sono molto contento – dice – una parte di questo gruppo, la ‘vecchia guardia’ c’è da più di dieci anni e meritava una promozione”.
“Ieri – spiega – c’è stata una grande festa. Il clima era davvero allegro, abbiamo festeggiato la promozione con cori e canti. Siamo andati veramente forti per vincere con cinque giornate di anticipo”.
“Mister Durastante – aggiunge – nelle prossime gare effettuerà un po’ di turnover, dando spazio ai giovani. In Prima Categoria bisognerà schierare in campo un ’90 e un ’91 e l’allenatore già sta visionando i ragazzi più promettenti del settore giovanile”.
Fonti conclude sul campionato. “Il periodo più ‘brutto’ – afferma – c’è stato quando non giocavamo come il mister voleva, da lì l’unico pareggio (contro l’Atletico Preturo 1-1 ndr). Ora pensiamo al futuro, provando a vincere anche le partite che ci restano”.
Dello stesso avviso il vice capitano Di Marco, difensore classe ’83. “Anche se abbiamo vinto – spiega – a noi non ha mai regalato niente nessuno, quindi continueremo a cercare la vittoria. Non abbiamo mai vissuto dei momenti negativi grazie al gruppo e a mister Durastante però ogni domenica gli avversari erano accaniti contro di noi. I meriti vanno a tutti noi, per i sacrifici fatti e l’umiltà dimostrata”.
“Il risveglio dopo la grande festa – afferma – è stato senza voce. Abbiamo festeggiato tanto, prima al campo con musica e rinfresco poi al ristorante. La ‘baldoria’ è durata fino a tarda notte, perché poi è anche seguita un’uscita di squadra per la città. È stata una grande emozione che corona un anno di sacrifici”.
“Per me – aggiunge Di Marco – è un successo particolare perché tengo alla maglia e sin da subito sono stato ‘adottato’ da questo paese, a partire dal parroco e a finire dal barista. Prima del terremoto vivevo a Castelnuovo e mi hanno accolto come un figlio, poi per motivi di casa mi sono trasferito qui”.
Di Marco conclude sul prossimo obiettivo da perseguire. “L’unico rammarico – sostiene – è stato quello di non aver fatto il centesimo gol. A fine gara io e Fabrizio Rossi, abbiamo fallito clamorosamente la rete. Da domenica potremo rifarci”. (a.l.)






