CHIETI – Se non si tratta di crisi, poco ci manca. Il terzo passo falso del Chieti (il primo tra le mura amiche dopo un’imbattibilità di dieci mesi) contro un cinico Melfi deve assolutamente far suonare più di un campanello d’allarme a società, tecnico e giocatori.

A spaventare i sostenitori neroverdi, oltre all’evidente penuria di punti in classifica, è soprattutto l’atteggiamento della squadra in un campionato in cui è strettamente necessario uno spirito diverso da quello sinora mostrato, ovvero più pugnace e battagliero, se si vuole evitare di restare invischiati nell’ampia zona retrocessione.

Il tecnico Di Meo, che gode della piena fiducia di società e direttore sportivo, deve intervenire al più presto rimotivando i suoi giocatori, scuotendoli dalle fondamenta. A cominciare dai più esperti, perché se è vero che giovani come Cinque e Robertiello stanno facendo bene, bisogna che anche i vari Borgese, Gaeta e Guidone cambino marcia per raggiungere risultati lusinghieri.

E poco importa se il gioco espresso non sarà quello spumeggiante ammirato negli ultimi anni all’Angelini.

Anche perché, l’obiettivo fondamentale in una stagione difficile e logorante come questa è soltanto uno: conquistare più punti possibili in modo da rientrare tra le prime nove del girone. Conquistarli con le unghie, con i denti, con la testa, con il cuore. Insomma, con qualsiasi mezzo lecito possibile.

A partire da domenica, dal complicato scontro diretto in casa dell’Arzanese. (d.r.)