L’AQUILA – Le dimissioni da premier di Enrico Letta lasciano ancora una volta scoperta L’Aquila, che non sa più a che santo votarsi per chiedere attenzione e risorse per la ricostruzione post-sisma e ora si prepara ad “annusare” Matteo Renzi, quarto premier in quasi 5 anni dal 6 aprile 2009.
La caduta dell’esecutivo di larghe intese da un lato ha fatto fuori l’inviso ministro per la Coesione territoriale Carlo Trigilia, quello delle polemiche con il sindaco del capoluogo, Massimo Cialente, sul “governo-bancomat”, ma dall’altro ha privato la città e la sua classe dirigente di un interlocutore una prospettiva dalla quale il primo cittadino aveva ammesso di “essere terrorizzato”.
Cadono, ovviamente, anche i due abruzzesi al governo, un bottino che sarà difficile da riconfermare ma ci si proverà.
Cade il ministro in quota Abruzzo, ma che abruzzese non è, Gaetano Quagliariello, titolare della delega alle Riforme costituzionali. Dato per confermato per volere di Giorgio Napolitano nei primi spifferi su quello che sarà, negli ultimi giorni viene indicato più lontano dal governo Renzi e più vicino all’incarico di segretario del Nuovo centrodestra.
A perdere la poltrona c’è anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanni Legnini, che ha fatto da pontiere in alcune questioni su post-sisma e occupazione, e che torna come deputato tra i ranghi di Montecitorio che gli aquilani gli chiedevano di lasciare una volta chiamato a palazzo Chigi per far entrare il primo dei non eletti Giovanni Lolli.
Alla luce di questo quadro di addii, in queste ore febbrili di consultazioni al Quirinale dei gruppi parlamentari davanti al capo dello Stato, in attesa che venga affidato l’incarico al primo cittadino di Firenze, ci si interroga così su chi possa essere nel nuovo esecutivo l’uomo che si occuperà della questione aquilana, a livello nazionale ormai considerata una vera e propria “bega”.
Si leggono gli articoli e si spulciano le fotogallery del “totoministri”, cercando facce note o amiche del capoluogo di Regione e dell’Abruzzo in generale. Il primo volto che spunta è quello di Fabrizio Barca, predecessore di Trigilia come titolare del dicastero della Coesione.
Sui risultati concreti colti da Barca nel suo mandato il dibattito è aperto, certo è che almeno la presenza sul territorio, nel suo anno e mezzo da “inviato speciale”, come lo chiamò il suo primo ministro, Mario Monti, è stata massiccia, a differenza di Trigilia, che è venuto solo due volte (e Letta mai). E poi è venuto spesso anche dopo, da cittadino.
Barca, che nelle scorse settimane era stato tacciato anche di un possibile incarico di consulenza nell’ambito della nuova Giunta 2.0 di Cialente, ipotesi di cui poi non si è saputo più nulla, viene indicato come possibile incaricato all’Economia, dove peraltro ha lavorato come direttore generale prima di essere promosso a ministro. Anche se viene dato più come outsider che come favorito.
Un altro nome sulla cresta dell’onda, e qui la cosa si fa interessante, è quello dell’aquilana Stefania Pezzopane, che ha resistito alla tentazione di sfidare Luciano D’Alfonso per la candidatura a presidente della Regione e ora potrebbe vedere premiata quella scelta prima e forse più di quanto pensasse.
L’ex assessore della Giunta cialentiana ricopre la carica di vice presidente della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari di palazzo Madama, che si è occupata della vicenda dell’ineleggibilità come senatore di Silvio Berlusconi, e, tra gli altri incarichi, è componente del Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa che giorni fa ha bocciato la richiesta di impeachment per il capo dello Stato presentata dal Movimento 5 stelle.
Si è conquistata la considerazione di esponente politica nazionale, annusando anche l’aria del cambiamento e diventando renziana da bersaniana che era e conquistando l’elezione alla direzione nazionale del Partito democratico, lei che aveva contestato ferocemente il toscano all’epoca della sfida a Pier Luigi Bersani.
E ora potrebbe spettare anche a lei il rango di esponente abruzzese al governo. Magari non da ministro, visto che la squadra sarà ridottissima, probabilmente a 12 o poco più, ma da sottosegretario. Potrebbe affiancare o sostituire Legnini, al momento non è dato di saperlo, né è possibile ipotizzare una delega, che potrebbe essere anche esplicita, alla Ricostruzione post-sisma, oppure no.
Tra i nomi non va tenuto fuori lo stesso Lolli, che sottosegretario già lo è stato, due anni con Romano Prodi. Con i meccanismi delle primarie e del “Porcellum” è rimasto fuori da tutto e deve essere posizionato. Viene dato per favoritissimo alla vice presidenza della Regione se a vincere le elezioni sarà D’Alfonso, ma non è detto che non possa tornare in gioco.





